L’Intelligenza Artificiale sostituirà i programmatori? La verità sul futuro del coding

Temi che l'Intelligenza Artificiale sostituirà i programmatori? Scopri perché il tuo ruolo è fondamentale e come l'AI può diventare un alleato.

L’Intelligenza Artificiale sostituirà i programmatori?
In questo articolo

Sei un aspirante programmatore informatico ed osservi con preoccupazione i rapidi progressi dell'Intelligenza Artificiale?

Non sei il solo.

Negli ultimi tempi, strumenti di AI in grado di scrivere codice e generare programmi hanno gettato molti nell'incertezza.

Chi sta imparando a programmare o sogna di diventare programmatore si chiede con inquietudine: “la mia futura professione di sviluppatore software è destinata a scomparire, soppiantata dalle macchine?”

È una paura comprensibile.

I media dipingono scenari in cui l’IA rimpiazza intere categorie di lavoratori, portando via il lavoro a milioni di persone.

Titoli sensazionalistici alimentano la paura che presto l'AI possa fare tutto da sola, rendendo obsoleti professionisti e specialisti.

Questo clima genera un diffuso senso di instabilità: vale ancora la pena intraprendere la strada della programmazione, o l'IA renderà inutile la figura del programmatore umano?

Ma fermiamoci un attimo e guardiamo la storia.

Questo non è il primo grande cambiamento tecnologico a scatenare il panico tra i lavoratori.

Ogni epoca ha avuto le sue innovazioni "minacciose", eppure l’effetto finale non è mai stato quello previsto.

Anzi, spesso si è trattato di un’accelerazione del progresso, che ha cancellato alcune professioni ma ha aperto nuove opportunità inimmaginabili fino a poco tempo prima.

Dalla stampa ai computer: la paura del progresso

L'intelligenza artificiale cambia il ruolo dei programmatori, trasformandone il lavoro

Quando nel 1440 Johannes Gutenberg inventò la stampa a caratteri mobili, gli amanuensi, gli scrivani che copiavano a mano libri e documenti, temettero per il loro futuro.

La loro professione millenaria sembrava sull’orlo dell’estinzione.

In un certo senso, avevano ragione: copiare testi a mano divenne rapidamente inutile.

Ma il cambiamento non significò meno lavoro: al contrario, l’accesso alla conoscenza crebbe esponenzialmente e nacquero nuove figure professionali, dagli editori ai giornalisti, fino agli esperti di comunicazione scritta.

Qualche secolo dopo, nell’Inghilterra del 1800, i telai meccanizzati portarono il terrore tra i tessitori artigianali.

Un gruppo chiamato Luddisti iniziò a distruggere macchinari per paura di perdere il lavoro.

Eppure, nel lungo termine, l’industria tessile creò più posti di quanti ne eliminò: la produzione crebbe a ritmi inimmaginabili, i costi si abbassarono e il settore impiegò migliaia di persone in nuove mansioni.

Avvicinandoci ai giorni nostri, c'è un esempio che risuona particolarmente con il mondo della programmazione: l'avvento dei computer negli anni ‘50-’60.

All'epoca, i calcoli aziendali venivano effettuati manualmente da "computer umani", persone specializzate in calcoli matematici complessi.

L’introduzione dei primi calcolatori elettronici sembrava un colpo mortale per queste professioni.

Eppure, cosa accadde?

Il numero di impiegati nel settore esplose: i computer avevano bisogno di manutenzione, programmazione, ottimizzazione.

Nacque la figura del programmatore e l’intero mondo dell’informatica che oggi conosciamo.

L’AI è solo l’ultima di una lunga serie di rivoluzioni

L'intelligenza artificiale rivoluziona, come l'industria, le professioni del passato

Oggi siamo di fronte a una situazione simile.

L’Intelligenza Artificiale, come il telaio o i computer, non sta distruggendo opportunità lavorative, le sta trasformando.

È innegabile che alcune mansioni diventeranno obsolete: lavori ripetitivi e puramente esecutivi saranno sempre più automatizzati.

Ma questo non significa la fine della programmazione, bensì un’evoluzione del ruolo del programmatore.

Già oggi, alcuni strumenti evoluti possono aiutare a generare codice automaticamente, ma richiedono comunque un esperto umano che ne valuti la qualità, corregga gli errori e ne ottimizzi l’efficienza.

L’AI non ha creatività, pensiero critico o capacità decisionali: segue schemi preesistenti, ma non può progettare un software complesso da zero, né capire le esigenze specifiche di un cliente come farebbe un architetto software.

Quindi, il vero rischio non è che l’AI sostituisca i programmatori, ma che i programmatori che non si adattano vengano superati da chi sa sfruttare al meglio l’AI come alleata.

Nel prossimo paragrafo vedremo perché il fattore umano resta insostituibile nello sviluppo software e come la programmazione sia ancora una delle carriere più promettenti del futuro.

L'AI come minaccia: i timori dei programmatori

I programmatori affrontano la sfida con l'intelligenza artificiale tra paura ed opportunità

L'idea che l'AI possa rubare posti di lavoro non è fantascienza ma un timore reale, alimentato da studi e titoli di giornale.

Un recente rapporto del World Economic Forum prevede la perdita di 14 milioni di posti di lavoro nel mondo nei prossimi cinque anni a causa di nuove tecnologie.

Allo stesso modo, Goldman Sachs stima che quasi i due terzi dei lavori attuali, in Europa e USA, siano in qualche misura "esposti" all'automazione avanzata.

Di fronte a questi numeri, non sorprende che molti, programmatori inclusi, si sentano minacciati.

Secondo un sondaggio recente, circa 2 persone su 5 temono che l'AI finirà per sostituire il proprio lavoro o svolgerne la parte principale.

Questa paura, comprensibile ma spesso esagerata, porta alcuni a mettere in dubbio la scelta di fare il programmatore informatico.

Ma la visione di un futuro in cui l'AI rimpiazza totalmente gli sviluppatori è davvero fondata?

Oppure sta emergendo uno scenario diverso, in cui programmatori e AI lavorano fianco a fianco?

Nella prossima sezione vedremo perché il futuro non è così cupo come sembra.

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Programmatori e AI: perché gli umani restano indispensabili

L'intelligenza artificiale potenzia la creatività dei programmatori

Per bilanciare il discorso, ricordiamo le parole di una pioniera dell'informatica.

Ada Lovelace (1815 – 1852), la prima programmatrice della storia, scriveva nel 1842 che

il Motore Analitico (il primo computer meccanico) non ha alcuna pretesa di originare nulla.

Esso può fare solo ciò che noi sappiamo ordinargli di eseguire.

In altre parole, una macchina segue istruzioni e dati forniti dall'uomo: non inventa di sua iniziativa nuovi concetti.

Questa osservazione, vecchia di oltre un secolo, contiene ancora una verità fondamentale nell'era moderna dell'AI.

L'Intelligenza Artificiale, per quanto avanzata, ha ancora limiti importanti rispetto alla mente umana.

Ad esempio, fatica a comprendere a fondo il contesto di un problema, quella comprensione sfumata che per un programmatore esperto è naturale.

Inoltre, l'AI non possiede vera creatività: genera soluzioni basate sui dati di addestramento, ma non sa pensare davvero fuori dagli schemi come un essere umano.

Non è un caso quindi che il codice generato automaticamente vada spesso rivisto: può funzionare in apparenza, ma può contenere errori nascosti o soluzioni non ottimali che solo l'occhio esperto di uno sviluppatore umano può individuare.

Ci sono ambiti in cui la presenza dell'uomo è insostituibile.

La risoluzione di problemi complessi spesso richiede intelligenza contestuale ed emotiva che l'AI non possiede.

Pensiamo all'analisi dei requisiti di un cliente, alle scelte architetturali da prendere bilanciando pro e contro, o alla necessità di considerare implicazioni etiche e di sicurezza.

Sono tutti aspetti in cui serve l'ingegno umano, il pensiero critico e l'esperienza.

Anche sul piano pratico, l'AI va vista come un complemento, non un rimpiazzo.

Sì, alcune attività di base verranno automatizzate, generazione di snippet ripetitivi (è un piccolo frammento di codice riutilizzabile), test unitari, traduzione di specifiche semplici in codice, riducendo il tempo che i programmatori devono dedicare a questi compiti di routine.

Ma ciò libera risorse preziose, permettendo ai programmatori di concentrarsi su compiti di più alto livello.

Invece di scrivere da zero ogni parte banale di un programma, potranno dedicarsi alla progettazione, all'ottimizzazione e all'innovazione, guidando l'AI dove questa da sola non arriverebbe.

In sintesi, il fattore umano resta centrale nello sviluppo software.

L'AI è un amplificatore di produttività, ma ha bisogno di menti umane che le indichino gli obiettivi, che verifichino i risultati e che aggiungano quel tocco di creatività e senso critico impossibile da replicare in silicio.

L'AI al servizio dei programmatori: un alleato quotidiano

L'intelligenza artificiale potenzia le capacità dei programmatori nel quotidiano

A questo punto è chiaro che l'AI non rimpiazza la figura dello sviluppatore, ma può anzi esaltarne le capacità.

E infatti molti programmatori la stanno già usando come alleato nel lavoro di ogni giorno.

Secondo il sondaggio Stack Overflow 2023, quasi la metà degli sviluppatori (44%) impiega già strumenti di AI per programmare, e un altro 26% intende farlo a breve.

I tool più gettonati sono veri e propri assi nella manicaveri e propri assi nella manica che aiutano a scrivere codice più velocemente e con meno errori.

Non c'è da stupirsi: l'AI offre supporto su vari fronti, rendendo la vita del programmatore più semplice.

Ecco alcuni esempi concreti di cosa può fare:

  • Automazione delle attività ripetitive: generare porzioni di codice standard (boilerplate - indica porzioni di codice standardizzate, ripetitive e spesso necessarie per il funzionamento di un programma, ma che non aggiungono logica specifica all'applicazione), script di routine o documentazione di base in automatico.
  • Debugging e code review intelligenti: suggerire correzioni, individuare bug nel codice e perfino rilevare problemi di sicurezza, come un assistente che verifica il tuo lavoro.
  • Dal linguaggio naturale al codice: tradurre una descrizione testuale di un requisito direttamente in uno scheletro di codice funzionante, facilitando i prototipi e lo sviluppo iniziale.

In breve, l'AI funge da amplificatore di produttività per il programmatore.

Come afferma Satya Nadella, attuale CEO di Microsoft:

"L'AI non sostituirà i programmatori, ma diventerà un loro strumento essenziale.

Si tratta di dare potere agli esseri umani per fare di più, non di meno”

La vera differenza la farà il saper usare questi strumenti.

Un detto recente sintetizza bene la situazione:

"L'intelligenza artificiale non ruberà il lavoro: se lo prenderà qualcuno che sa come utilizzarla".

In altre parole, i programmatori che sfruttano l'AI e imparano a sfruttarla avranno un vantaggio enorme su quelli che restano fermi.

Diventare programmatore oggi: un futuro di opportunità

Nuove opportunità nel lavoro per i programmatori con l'intelligenza artificiale

Guardando al mercato del lavoro, la domanda di programmatori è tutt'altro che in declino, anzi, continua a crescere.

Con la digitalizzazione onnipresente, gli sviluppatori software sono tra i professionisti più ricercati al mondo.

Non si parla solo di aziende tech: praticamente ogni impresa, dalla finanza alla moda, ha bisogno di esperti di programmazione nel proprio team.

Il risultato?

Una cronica carenza di programmatori qualificati.

Si stima che nel 2021 a livello globale mancassero all'appello 1,4 milioni di sviluppatori, un gap destinato a salire a ben 4 milioni entro il 2025.

Negli Stati Uniti, ad esempio, il settore software crescerà del 25% entro i prossimi 6/7 anni, un tasso di crescita molto superiore alla media.

Sono numeri che indicano chiaramente come le opportunità abbondino per chi vuole diventare programmatore oggi e lo faranno anche negli anni a venire.

In altre parole, il mondo ha fame di sviluppatori.

L'investitore Marc Andreessen nel 2011 fece questa dichiarazione, e mai come ora questa visione è realtà:

"Software is eating the world" (il software si sta mangiando il mondo)

Ogni settore sta diventando software-driven (guidato dal software), dalla salute all'agricoltura.

Questo significa che la figura del programmatore informatico rimane fondamentale: le posizioni di lavoro non stanno scomparendo, semmai si stanno evolvendo e moltiplicando in nuovi ambiti.

Paradossalmente, l'avanzata dell'AI sta creando nuove opportunità professionali per i programmatori.

Cresce la ricerca di sviluppatori con competenze in campi come l'AI ed il Machine Learning, la data analysis, la cybersecurity – tutti settori che richiedono solide basi di programmazione.

Chi entra oggi nel mondo dello sviluppo software, e continua ad aggiornarsi sulle tecnologie emergenti, avrà davanti a sé un panorama di carriere ampio e diversificato.

Invece di temere l'AI, ti conviene pensare a come sfruttarla a tuo vantaggio all'interno della tua carriera di sviluppatore.

Le aziende cercheranno sempre più figure ibride: programmatori capaci di unire le competenze tradizionali con la padronanza degli strumenti di AI.

Diventare uno di questi professionisti significa rendersi insostituibile.

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L'intelligenza artificiale ed i programmatori collaborano per costruire il futuro

In conclusione, l'AI non è un nemico da cui fuggire, ma una tecnologia da abbracciare con mente aperta.

Abbiamo visto come il ruolo del programmatore sia ancora solido e ricco di prospettive.

Anzi, grazie all'AI questo mestiere può diventare ancor più stimolante: con gli strumenti giusti, un programmatore può ottenere risultati impensabili fino a pochi anni fa.

La chiave è mantenere alta la voglia di imparare e migliorarsi costantemente.

Come disse un pioniere della tecnologia, Steve Jobs (1955 – 2011),

"Everybody in this country should learn to program a computer, because it teaches you how to think"

(tutti dovrebbero imparare a programmare un computer, perché insegna a pensare).

Più che mai, in un'epoca di cambiamenti rapidi, il saper programmare ti insegna ad adattarti, a risolvere problemi in modo creativo ed a non temere l'innovazione.

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Categoria

Carriera

Tag

Programmatori Intelligenza Artificiale