Gestionale CRM: costi, offerte perse e soglia
Matteo Migliore

Matteo Migliore è un imprenditore e architetto software con oltre 27 anni di esperienza nello sviluppo di soluzioni basate su .NET e nell'evoluzione di architetture applicative per imprese e organizzazioni di alto profilo.

Ha guidato progetti enterprise, formato centinaia di sviluppatori e aiutato aziende di ogni dimensione a semplificare la complessità trasformando il software in guadagni per il business.

Il direttore commerciale di un'azienda che produce componenti oleodinamici in provincia di Brescia, quarantotto persone e undici milioni di fatturato, il venerdì pomeriggio fa sempre la stessa cosa. Apre il file delle offerte, scorre le righe dell'ultimo mese e prova a ricordare quali sono state richiamate. Per metà di quelle righe la risposta la sa. Per l'altra metà deve chiamare un agente, che a sua volta deve cercare nelle sue email. Se stai cercando un gestionale CRM, in questo articolo trovi il modo di capire che cosa ti serve davvero, quanto ti costa oggi non averlo e quanto ti restituirà, con un numero invece che con una sensazione.

Trovi la differenza fra un gestionale, un CRM e le due cose messe insieme, il motivo per cui le offerte si perdono anche quando i commerciali sono bravi, il conto di quanto costano oggi le vendite seguite fra Excel, email e memoria degli agenti, il numero unico che dice se un CRM ti farà guadagnare o ti darà solo un elenco più ordinato, il calcolo scritto in codice, il modo di accorgersi dei clienti che smettono di ordinare prima che se ne vadano, le fasce di prezzo reali fra un CRM in abbonamento, il modulo del tuo gestionale e un sistema su misura, e la soglia oltre cui la matematica cambia.

Che cos'è un gestionale CRM, e che cosa non è

La sigla CRM vuol dire gestione della relazione con il cliente. Detta così non significa quasi niente, e infatti sotto lo stesso nome si vendono strumenti che fanno cose molto diverse. Chi compra quello sbagliato se ne accorge dopo sei mesi, quando i commerciali hanno smesso di aggiornarlo e il file Excel è tornato al suo posto.

La distinzione che conta è fra due domande. Il gestionale, quello che in azienda si chiama anche ERP, risponde alla domanda "che cosa abbiamo venduto": ordini, bolle, fatture, incassi, magazzino. Il CRM risponde a un'altra domanda: "che cosa stiamo per vendere, a chi, e chi se ne sta occupando". Sono due sguardi sullo stesso cliente, uno all'indietro e uno in avanti. Il valore nasce quando si parlano.

Tre cose che tutti chiamano gestionale CRM

La prima è il CRM in abbonamento: HubSpot, Pipedrive, Zoho, Salesforce nelle versioni più piccole. Contatti, aziende, opportunità divise per fase, attività da fare, email tracciate. Si attivano in un giorno e costano da poche decine di euro per utente al mese. Sono nati per chi vende servizi o software a molti clienti nuovi, e lì funzionano benissimo. Sanno poco o niente di che cosa il cliente ha ordinato negli ultimi cinque anni, perché quel dato sta nel gestionale.

La seconda è il modulo CRM del gestionale: quasi tutti i gestionali italiani ne hanno uno. Il vantaggio è che conosce già clienti, listini e storico degli ordini. Lo svantaggio è che di solito è stato pensato per l'ufficio, non per chi vende in giro: si usa male dal telefono, non vede le email e agli agenti esterni spesso non si può dare accesso senza aprire loro mezzo gestionale.

La terza è quella che interessa a un'azienda che vende ad altre aziende con una rete di commerciali e agenti: un sistema che tiene le offerte e le attività come un CRM, ma le lega allo storico degli ordini, ai listini e alle condizioni che stanno nel gestionale, e che l'agente usa dal telefono in dieci secondi. Può essere un prodotto configurato molto, un modulo esteso o un pezzo su misura. È la categoria in cui i prodotti pronti funzionano meno bene, perché ogni azienda ha il suo modo di fare le offerte, di calcolare gli sconti e di pagare le provvigioni.

Chi cerca un gestionale CRM, e perché conta saperlo

Le ricerche su "gestionale CRM" arrivano da due mondi. Il primo è quello di chi deve trovare molti clienti nuovi: agenzie, consulenti, aziende di servizi, software house. Per loro il problema è riempire l'imbuto, e un CRM in abbonamento è quasi sempre la risposta giusta. Questo articolo li riguarda poco.

Il secondo è quello delle aziende che vendono a un parco clienti in gran parte già noto: produttori di componenti, distributori, grossisti, aziende di impianti. Il settanta o l'ottanta per cento del fatturato arriva da clienti che hanno già comprato. Per loro il problema non è trovare contatti, è non perdere per strada le offerte e i clienti che hanno già. È a loro che è rivolto il resto dell'articolo.

La differenza cambia tutto. Chi deve trovare clienti nuovi misura quanti contatti entrano. Chi vive di clienti ricorrenti deve misurare quante offerte escono e poi restano sole, e quanti clienti smettono di ordinare senza che nessuno se ne accorga. Un CRM che risolve bene il primo problema può essere del tutto cieco sul secondo, perché non vede gli ordini.

Perché le offerte si perdono anche quando i commerciali sono bravi

La vita di cento offerte emesse in un mese da un'azienda di componenti: trentotto non vengono ricontattate entro dieci giorni lavorativi e si chiudono in un caso su otto, le altre sessantadue vengono richiamate e si chiudono in quasi un caso su tre

Nell'azienda di Brescia il problema non era la qualità dei commerciali. I quattro interni conoscevano i clienti da anni, gli agenti erano esperti del loro territorio, i prezzi erano competitivi. Il problema era che nessuno sapeva, in un dato momento, quali offerte aspettavano una telefonata. Ogni commerciale teneva la sua lista in un posto diverso: un foglio, le bandierine nella posta, un quaderno, la memoria. Gli agenti mandavano le offerte dal loro programma e, quando andava bene, una copia in ufficio.

Ho ricostruito con loro un anno di offerte: circa 1.900, per un valore medio di 7.400 euro. Poi abbiamo cercato, per ciascuna, la prima traccia di un contatto successivo: una email, una telefonata segnata, una visita. Il risultato è stato che il 38 per cento delle offerte non aveva avuto nessun richiamo nei dieci giorni lavorativi successivi all'invio. Non era trascuratezza: era che la settimana dopo arrivavano altre richieste, più urgenti, e le offerte già mandate scivolavano in fondo.

La cosa istruttiva è il tasso di chiusura. Le offerte richiamate entro dieci giorni diventavano un ordine in quasi un caso su tre, il 31 per cento. Quelle lasciate sole si chiudevano nel 12 per cento dei casi, e quasi sempre perché era il cliente a richiamare. Stessa azienda, stessi prezzi, stessi prodotti: la differenza la faceva solo la telefonata.

Il silenzio del cliente non è un no

Chi vende da anni lo sa, ma è utile dirlo con i numeri. Un'offerta a cui il cliente non risponde non è quasi mai un rifiuto. Più spesso il cliente l'ha girata a un collega, l'ha messa in una cartella in attesa del budget, oppure la sta confrontando con un'altra e aspetta che qualcuno gli dia una ragione per decidere. Nella maggior parte dei casi l'ordine va a chi si fa sentire per primo con una domanda utile, non a chi ha il prezzo più basso.

C'è poi un effetto meno visibile. Quando le offerte non vengono richiamate, i commerciali compensano mandandone di più, con sconti più alti, per aumentare la probabilità che qualcuna vada in porto da sola. Il volume delle offerte cresce, il tempo per seguirle cala, e il tasso di chiusura scende ancora. Nell'azienda di Brescia le offerte erano aumentate del venti per cento in tre anni, e il fatturato del quattro.

Il conto vero: quanto ti costano oggi le vendite seguite fra Excel, email e memoria degli agenti

Le cinque voci che costano ogni anno a un'azienda di componenti con 48 persone che segue offerte e clienti fra fogli di calcolo, email e memoria degli agenti, dalle offerte lasciate cadere ai clienti che smettono di ordinare, al tempo per ricostruire le informazioni, agli sconti incoerenti e ai clienti persi quando un agente se ne va

Prima di parlare di software conviene fare il conto di quanto costa la situazione di oggi. Nell'azienda di Brescia, con un margine di contribuzione medio del 26 per cento, le voci erano cinque. Le riporto con il metodo di calcolo, perché tu possa rifarlo con i tuoi numeri.

Le offerte lasciate cadere. Circa 720 offerte l'anno senza richiamo, con un tasso di chiusura più basso di diciannove punti rispetto a quelle seguite. Se tutte fossero state richiamate, gli ordini in più sarebbero stati circa 137. Per prudenza ne ho contato la metà, perché una parte di quelle offerte non era davvero seguibile: 68 ordini per 7.400 euro fanno circa 500.000 euro di fatturato, che al 26 per cento di margine sono circa 131.000 euro l'anno. È la voce più grande e quella che nessuno vede, perché un ordine che non arriva non lascia tracce.

I clienti che smettono di ordinare in silenzio. Nell'ultimo anno diciannove clienti che ordinavano con regolarità avevano smesso, senza un reclamo e senza una telefonata. Fatturato medio di ciascuno, circa 38.000 euro l'anno. Parlando con alcuni di loro, un terzo sarebbe stato recuperabile con una chiamata nelle prime settimane: un problema di consegna mai risolto, un nuovo buyer che non conosceva nessuno, un concorrente che era passato a trovarli. Un terzo di 722.000 euro, al 26 per cento, fa circa 62.000 euro.

Il tempo per ricostruire le informazioni. Quattro commerciali interni e due persone dell'ufficio vendite passavano in media quattro ore a settimana a cercare email, chiamare agenti per sapere a che punto era un cliente, ricostruire lo storico prima di una visita. Quattro ore per quarantasei settimane per sei persone fanno 1.104 ore, che a 45 euro l'ora sono circa 50.000 euro.

Gli sconti incoerenti. Senza uno storico condiviso delle condizioni, ogni commerciale e ogni agente decideva lo sconto guardando la propria esperienza. Confrontando le offerte allo stesso cliente per gli stessi articoli, lo sconto medio concesso dagli agenti era più alto di 1,2 punti rispetto a quello che il cliente aveva accettato in passato. Sui circa tre milioni di fatturato passati dagli agenti, fanno circa 36.000 euro regalati senza che nessuno lo avesse deciso.

I clienti che se ne vanno con l'agente. In media un agente lasciava il mandato ogni diciotto mesi. Con lui se ne andavano le note, i contatti, lo stato delle trattative, e il nuovo agente ripartiva da zero. Nel passaggio si perdeva circa il quindici per cento del portafoglio di quella zona. Su un portafoglio medio di 900.000 euro, spalmato sugli anni e al 26 per cento di margine, fanno circa 24.000 euro l'anno.

Il totale è di circa 303.000 euro l'anno, il 2,7 per cento del fatturato, in un'azienda con un margine operativo dell'8. Detto in un altro modo: un terzo del margine se ne andava nel modo in cui le vendite erano seguite, non nel prezzo né nel prodotto. Non c'era nessun commerciale pigro. C'era un'azienda in cui ognuno sapeva la sua parte, e nessuno la somma.

Il tuo conto sarà diverso, ma le voci sono quasi sempre queste cinque. Se ne rifai il calcolo e il totale sta sotto lo 0,5 per cento del fatturato, il CRM non è la tua priorità. Se supera l'1,5, lo è quasi certamente, anche se in azienda nessuno lo chiama così.

La quota di offerte senza richiamo: il numero che decide

Le quattro soglie della quota di valore delle offerte emesse che non ricevono nessun richiamo nei dieci giorni lavorativi successivi, con quello che ciascuna soglia dice sul ritorno di un gestionale CRM

Il conto delle cinque voci ti dice quanto perdi. Non ti dice se un software ti farà recuperare quei soldi, perché una parte delle perdite dipende da persone e da decisioni che nessun programma sostituisce. Il numero che lo dice è un altro, e lo chiamo quota di offerte senza richiamo: sul valore di tutte le offerte emesse negli ultimi novanta giorni, quanto non ha ricevuto nessun contatto nei dieci giorni lavorativi successivi all'invio.

La definizione conta nei dettagli. Si misura sul valore e non sul numero, perché dieci offerte da trecento euro lasciate cadere pesano meno di una da cinquantamila. Si contano come richiamo solo i contatti fatti dall'azienda verso il cliente: se è il cliente a telefonare per chiedere a che punto è l'ordine, l'offerta era comunque sola. E si escludono le offerte chiuse prima dei dieci giorni, in un senso o nell'altro, perché non avevano bisogno di un richiamo.

Le soglie che uso sono quattro. Sotto il dieci per cento la disciplina commerciale funziona: basta uno strumento semplice, e forse nemmeno quello. Fra il dieci e il venticinque il problema è di metodo: qualcuno segue e qualcuno no, e prima del software serve decidere chi richiama che cosa e quando. Un CRM aiuta, ma solo se la regola c'è già. Fra il venticinque e il quarantacinque un sistema che ricorda da solo e mette le offerte in fila si ripaga, perché le offerte sono troppe per essere seguite a memoria e ciascuna persa è margine. Oltre il quarantacinque le persone che vendono non bastano per il volume di offerte, oppure si fanno troppe offerte a chi non comprerà: prima di qualunque software serve scegliere a chi fare le offerte, o qualcuno che le segua.

Nell'azienda di Brescia la quota era del 34 per cento sul valore, il 38 sul numero, nella fascia in cui il sistema si ripaga. E come sempre la distribuzione diceva più della media: gli agenti con il portafoglio più grande avevano le quote più alte, fino al sessanta per cento, perché avevano più offerte di quante potessero seguirne. I commerciali interni stavano sotto il venti.

Come si calcola, con i dati che hai

Non serve un CRM per fare la prima misura. Servono due elenchi: le offerte emesse, che quasi tutti i gestionali tengono con data, cliente, valore e commerciale, e i contatti successivi, che si ricavano dalle email inviate ai domini dei clienti, dal registro delle telefonate e dalle visite segnate. Il secondo elenco è il più faticoso da mettere insieme la prima volta, ma basta estrarre dal server di posta mittente, destinatario e data, senza il testo. Messi in due tabelle, il calcolo sta in una query.

-- Quota del valore delle offerte senza nessun richiamo
-- nei dieci giorni lavorativi successivi all'invio, ultimi novanta giorni.
WITH Offerte AS (
    SELECT o.IdOfferta, o.IdCliente, o.Commerciale, o.DataInvio, o.Valore,
           o.DataChiusura,
           -- dieci giorni lavorativi sono circa quattordici giorni di calendario
           DATEADD(day, 14, o.DataInvio) AS Scadenza
    FROM OfferteEmesse AS o
    WHERE o.DataInvio >= DATEADD(day, -104, CAST(GETDATE() AS date))
      AND o.DataInvio < DATEADD(day, -14, CAST(GETDATE() AS date))
),
Richiamate AS (
    SELECT DISTINCT o.IdOfferta
    FROM Offerte AS o
    JOIN Contatti AS c
      ON c.IdCliente = o.IdCliente
     AND c.Direzione = 'uscita'
     AND c.Data > o.DataInvio
     AND c.Data <= o.Scadenza
)
SELECT o.Commerciale,
       COUNT(*) AS Offerte,
       SUM(o.Valore) AS ValoreOfferto,
       SUM(CASE WHEN r.IdOfferta IS NULL THEN o.Valore ELSE 0 END) AS ValoreSenzaRichiamo,
       CAST(100.0 * SUM(CASE WHEN r.IdOfferta IS NULL THEN o.Valore ELSE 0 END)
            / NULLIF(SUM(o.Valore), 0) AS decimal(5, 1)) AS QuotaSenzaRichiamoPct
FROM Offerte AS o
LEFT JOIN Richiamate AS r ON r.IdOfferta = o.IdOfferta
WHERE o.DataChiusura IS NULL OR o.DataChiusura > o.Scadenza
GROUP BY o.Commerciale
ORDER BY ValoreSenzaRichiamo DESC;

La query restituisce la quota per commerciale; la quota aziendale è la somma del valore senza richiamo divisa per la somma del valore offerto. Due avvertenze. La prima: se gli agenti mandano le offerte da un loro programma e in azienda non arriva niente, la misura va fatta chiedendo a ciascuno l'elenco dell'ultimo trimestre, ed è già un dato: se in azienda non sai quali offerte sono in giro, nessun software te lo dirà finché non cambi quel passaggio. La seconda: guarda la colonna del valore senza richiamo prima di quella della quota. Il commerciale con la quota più alta non è sempre quello che perde di più.

Il secondo numero: quanti clienti smettono di ordinare senza che nessuno chiami

Accanto alla quota di offerte senza richiamo ne misuro un secondo: su tutti i clienti che nell'anno precedente hanno ordinato almeno quattro volte, quanti hanno smesso di ordinare per un periodo più lungo del doppio del loro intervallo abituale, e per quanti di questi qualcuno dell'azienda si è fatto vivo nel frattempo. Nell'azienda di Brescia i clienti fermi erano diciannove su duecentoquaranta, e nessuno di loro era stato chiamato prima che fossero passati tre mesi. Il dato si ricava dal solo gestionale, ed è quello che fa più impressione alla proprietà, perché i nomi di quei clienti li conoscono tutti.

I clienti dormienti: il calcolo che nessun CRM in abbonamento fa da solo

Se l'azienda vive di clienti ricorrenti, la funzione del CRM che rende di più non è l'imbuto delle opportunità. È l'allarme sui clienti che cambiano ritmo. Un CRM in abbonamento non lo può fare da solo, perché non vede gli ordini: li vede il gestionale. Ed è proprio il punto in cui il collegamento fra i due vale più di qualunque schermata.

L'idea è semplice. Ogni cliente ricorrente ha un suo ritmo: c'è chi ordina ogni due settimane e chi ogni tre mesi. Un cliente diventa dormiente quando il tempo passato dall'ultimo ordine supera di molto il suo intervallo abituale. Non serve un modello statistico raffinato: la mediana degli intervalli fra gli ultimi ordini, moltiplicata per un fattore, funziona sorprendentemente bene. Quello che segue è il cuore della versione che ho scritto per l'azienda di Brescia, semplificato.

// Quali clienti hanno smesso di ordinare con il loro ritmo abituale?
// Il CRM in abbonamento non vede gli ordini: questo calcolo parte dal gestionale.
public sealed record Ordine(string IdCliente, DateOnly Data, decimal Importo);

public sealed record ClienteDormiente(
    string IdCliente,
    DateOnly UltimoOrdine,
    int GiorniDallUltimo,
    int IntervalloAbituale,
    decimal FatturatoUltimoAnno)
{
    // Quante volte il silenzio attuale supera il ritmo abituale del cliente.
    public decimal Ritardo => Math.Round((decimal)GiorniDallUltimo / IntervalloAbituale, 1);
}

public static class Dormienti
{
    public static IReadOnlyList<ClienteDormiente> Trova(
        IEnumerable<Ordine> ordini, DateOnly oggi,
        int ordiniMinimi = 4, decimal fattore = 2.0m)
    {
        return ordini
            .GroupBy(o => o.IdCliente)
            .Select(g => g.OrderBy(o => o.Data).ToList())
            .Where(lista => lista.Count >= ordiniMinimi)
            .Select(lista =>
            {
                var intervalli = lista.Zip(lista.Skip(1),
                    (a, b) => b.Data.DayNumber - a.Data.DayNumber).Order().ToList();
                var mediana = Math.Max(1, intervalli[intervalli.Count / 2]);
                var ultimo = lista[^1].Data;
                var fatturato = lista.Where(o => o.Data > oggi.AddYears(-1)).Sum(o => o.Importo);
                return new ClienteDormiente(lista[0].IdCliente, ultimo,
                    oggi.DayNumber - ultimo.DayNumber, mediana, fatturato);
            })
            .Where(c => c.GiorniDallUltimo > c.IntervalloAbituale * fattore)
            // Prima chi vale di più: la lista serve a decidere chi chiamare lunedì.
            .OrderByDescending(c => c.FatturatoUltimoAnno)
            .ToList();
    }
}

Con i numeri di un cliente tipico dell'azienda di Brescia, un costruttore di macchine agricole che ordinava ogni ventidue giorni e che non ordinava da settanta, il calcolo restituisce un ritardo di 3,2 volte il ritmo abituale e lo mette in cima alla lista, perché valeva 64.000 euro l'anno. La telefonata è partita il lunedì. Il motivo del silenzio era un lotto di raccordi con una filettatura fuori tolleranza, segnalato tre mesi prima a un magazziniere e mai arrivato all'ufficio qualità. Il cliente aveva cominciato a comprare altrove una parte degli articoli, e l'avrebbe fatto per tutti entro l'estate.

Non c'è niente di sofisticato, ed è proprio questo il punto: il valore non sta nell'algoritmo, sta nel fatto che il calcolo giri ogni notte sui dati veri e che il risultato arrivi al commerciale giusto come attività da fare, non come rapporto da leggere. Un elenco di clienti dormienti mandato per email una volta al mese lo legge qualcuno la prima volta e nessuno la terza.

Le tre regole che rendono il CRM credibile

Un CRM è utile solo se i commerciali lo aggiornano, e lo aggiornano solo se il sistema rispetta tre regole.

Quello che esiste già non si ribatte. Clienti, contatti, condizioni, ordini e fatture stanno nel gestionale e devono comparire nel CRM da soli. Se il commerciale deve inserire a mano un'informazione che l'azienda ha già, prima o poi smette di farlo, e con ragione. Le email inviate ai clienti si agganciano da sole al cliente giusto, riconoscendo il dominio del destinatario.

Ogni offerta aperta ha una prossima azione con una data. È la regola che da sola vale metà del sistema. Un'offerta senza prossima azione non si può salvare: il commerciale deve scrivere che cosa farà e quando, anche solo "richiamo giovedì". Il giorno dopo quella data, se l'azione non è stata fatta, l'offerta sale in cima alla sua lista. Non servono avvisi, promemoria e notifiche a pioggia: serve una lista sola, ordinata bene.

Dal telefono, in dieci secondi. Un agente che esce da una visita ha dieci secondi di attenzione prima di salire in macchina. Se in dieci secondi non riesce a segnare che la visita c'è stata e quando richiamare, non lo farà. La dettatura vocale, con un modello che trasforma la frase in attività e data, ha cambiato questo punto più di qualunque altra funzione negli ultimi due anni.

Gestionale CRM integrato o separato: dove sta il valore

Il flusso di un gestionale CRM collegato al resto dell'azienda: la richiesta del cliente diventa un'offerta con i prezzi e le condizioni del gestionale, l'offerta ha sempre una prossima azione datata, l'ordine accettato passa al gestionale senza essere ribattuto e gli ordini alimentano ogni notte il controllo dei clienti dormienti e le provvigioni degli agenti

La domanda che mi fanno più spesso è se il CRM debba stare dentro il gestionale o fuori. La risposta onesta è che conta meno di quanto sembri. Conta che i dati nascano una volta sola e che passino da una parte all'altra senza che nessuno li ricopi. Il flusso che funziona ha sei passaggi.

La richiesta diventa un'offerta con i dati veri. Quando un cliente chiede un prezzo, l'offerta si costruisce partendo dal listino, dalle condizioni del cliente e dallo storico di che cosa ha già comprato e a che prezzo. È il punto in cui si recuperano gli sconti incoerenti: l'agente vede che l'anno scorso lo stesso articolo è stato venduto a quel cliente con il quindici per cento, e non parte dal venti. Per le aziende che vendono prodotti con molte varianti, il pezzo che costruisce l'offerta è spesso un configuratore, e ne ho parlato in configuratore di prodotto.

L'offerta ha sempre una prossima azione. Con la data, come detto. È la parte che trasforma un archivio di offerte in una lista di cose da fare.

L'ordine accettato passa al gestionale. Quando il cliente accetta, l'offerta diventa un ordine senza essere ribattuta. Nell'azienda di Brescia l'ufficio vendite passava un'ora al giorno a ricopiare nel gestionale ordini arrivati per email come allegati delle offerte: quell'ora è sparita la seconda settimana.

I riordini non passano dal commerciale. Una parte degli ordini sono riordini dello stesso articolo, che non hanno bisogno di un'offerta né di una telefonata. Farli entrare da un portale lascia al commerciale il tempo per le offerte vere, e ne ho scritto in portale B2B.

Gli ordini alimentano il controllo dei dormienti e le provvigioni. Ogni notte il sistema rilegge gli ordini, aggiorna la lista dei clienti fermi e calcola le provvigioni maturate dagli agenti. Le provvigioni sono un punto delicato: sono il motivo per cui gli agenti tengono le informazioni per sé, e il modo in cui un CRM li convince a condividerle è mostrare loro, ogni giorno, quanto hanno maturato. Nell'azienda di Brescia gli agenti hanno cominciato ad aggiornare il sistema quando ci hanno trovato l'estratto delle provvigioni più aggiornato di quello che ricevevano dall'amministrazione.

Tutto arriva al controllo di gestione. Tasso di chiusura per commerciale, per famiglia di prodotto e per zona, margine delle offerte vinte e perse, clienti persi e recuperati: sono numeri che la direzione vuole vedere, e che senza collegamento si ricostruiscono a mano una volta l'anno. Come si costruisce quella parte, dal lato di chi deve leggere i numeri, l'ho raccontato in software controllo di gestione.

Nessuno di questi passaggi richiede di cambiare gestionale. Nell'azienda di Brescia il gestionale è rimasto lo stesso, e anche il programma che gli agenti usavano per stampare i cataloghi. È cambiato quello che stava in mezzo: il file delle offerte e le telefonate del venerdì sono stati sostituiti da un pezzo di software che parlava con il gestionale da una parte e con i telefoni degli agenti dall'altra.

Quando i contratti contano più delle offerte

Se una parte importante del fatturato arriva da contratti quadro, forniture annuali o accordi di assistenza, il CRM deve sapere anche quando scadono, perché il rinnovo è la trattativa più importante dell'anno e la più facile da dimenticare. È un tema che ha una sua logica, diversa da quella delle offerte, e l'ho trattato in gestionale contratti.

Quanto costa un gestionale CRM: abbonamento, modulo del gestionale o su misura

Costo cumulato su cinque anni di un CRM in abbonamento con l'allineamento al gestionale fatto a mano e dello stesso CRM affiancato da un collegamento su misura con il gestionale, al crescere delle persone che vendono fra commerciali e agenti, con il punto in cui le due linee si incrociano intorno alle dodici persone

Le strade sono tre, e i prezzi che seguono sono quelli che vedo nel 2026 per aziende italiane fra i cinque e i cinquanta milioni di fatturato.

Il CRM in abbonamento. Le versioni utili per un'azienda che vende ad altre aziende costano fra i quindici e i cento euro per utente al mese, a seconda del prodotto e del livello. Per venti persone fra commerciali e agenti sono fra i quattromila e i ventiquattromila euro l'anno, con un avviamento che va da quasi zero, se lo configuri da solo, a diecimila euro con un consulente. Sono la scelta giusta quando la quota di offerte senza richiamo è bassa, quando lo storico degli ordini non serve per vendere o quando si tratta soprattutto di clienti nuovi. Diventano un costo nascosto quando qualcuno deve allineare a mano clienti, ordini e condizioni fra il CRM e il gestionale.

Il modulo CRM del gestionale. Costa di solito fra i cinquemila e i venticinquemila euro di licenza e configurazione, più il canone annuale del gestionale che cresce di conseguenza. Ha il vantaggio enorme di conoscere già tutto. Funziona bene quando chi vende sta in ufficio. Funziona meno quando la rete è fatta di agenti esterni, perché dare loro accesso al gestionale costa licenze e apre dati che non devono vedere, e perché dal telefono si usa male.

Il sistema su misura. Anche qui le cifre sono due, e la differenza è importante. Un pezzo su misura che si affianca a quello che c'è, cioè il collegamento con il gestionale, la regola della prossima azione, il controllo dei dormienti, l'app per gli agenti e le provvigioni, costa fra i venticinque e i cinquantamila euro, più il quindici o venti per cento l'anno di manutenzione. Un gestionale CRM completo su misura, che sostituisce anche lo strumento in abbonamento, costa fra gli ottanta e i centocinquantamila euro, e si giustifica solo quando il modo di vendere è il vantaggio competitivo dell'azienda, per esempio con offerte tecniche complesse o provvigioni costruite su regole che nessun prodotto gestisce.

La soglia, con i numeri

Il confronto più utile è fra il CRM in abbonamento con l'allineamento al gestionale fatto a mano, e lo stesso CRM affiancato da un collegamento su misura. Il costo dell'abbonamento è uguale nei due casi, quindi si confrontano due cose: il tempo di allineamento e di ricerca delle informazioni, che cresce con il numero di persone che vendono, e il costo del pezzo su misura, che è fisso.

Con i numeri dell'azienda di Brescia, il collegamento faceva risparmiare circa quaranta minuti a settimana per ogni persona che vende, fra ricerche nel gestionale, telefonate all'ufficio e dati ricopiati. Su cinque anni, contando il pezzo su misura a trentottomila euro e la sua manutenzione, le due linee si incrociano intorno alle dodici persone che vendono, commerciali e agenti insieme. Sotto conviene il CRM in abbonamento usato con disciplina; sopra, il collegamento si ripaga con il solo tempo risparmiato.

E il solo tempo è la parte più piccola del conto. Aggiungendo le offerte richiamate, i clienti dormienti recuperati e gli sconti riallineati, nell'azienda di Brescia il pezzo su misura, costato quarantaquattromila euro con l'app per gli agenti, si è ripagato in otto mesi. La quota di offerte senza richiamo è scesa dal 34 al 9 per cento sul valore, il tasso di chiusura complessivo è salito dal 24 al 29 per cento e dei diciannove clienti dormienti dell'anno prima ne sono tornati sette. Non è merito del software: è merito del fatto che ogni lunedì ciascun commerciale apriva una lista sola, ordinata per valore, invece di ricordarsi da che parte cominciare.

La strada che consiglio nella maggior parte dei casi è quindi mista: un CRM in abbonamento o il modulo del gestionale per contatti e attività, un pezzo su misura per il collegamento con gli ordini, la prossima azione, i dormienti e gli agenti. Le persone usano uno strumento diffuso e ben fatto, i dati smettono di essere ricopiati e la parte che fa guadagnare è costruita sul modo in cui l'azienda vende davvero. Come si decide in generale fra un prodotto e un sistema costruito su misura, e che cosa chiedere a chi lo costruisce, l'ho scritto nella pagina sul software su misura.

Le domande da fare a chi ti propone un CRM

Se stai valutando un prodotto, cinque domande separano quelli che risolvono il problema da quelli che lo spostano.

Come arrivano nel CRM gli ordini del mio gestionale, e ogni quanto? Chiedi di vedere un cliente con il suo storico ordini aggiornato a ieri. Se la risposta è "si può importare un file", l'allineamento lo farà qualcuno a mano, per sempre.

Si può salvare un'offerta aperta senza prossima azione? Se sì, fra sei mesi metà delle offerte ne sarà senza.

Che cosa vede un agente esterno, e quanto costa dargli accesso? Gli agenti sono spesso metà della forza vendita. Se la licenza per loro costa come quella di un dipendente, o se vedono tutto, il progetto partirà zoppo.

Come si segnala un cliente che ha smesso di ordinare? Se il prodotto non vede gli ordini non può farlo, e la funzione che rende di più resterà fuori.

Come escono i dati? Un CRM che non espone i suoi dati con un'interfaccia documentata diventa un'altra isola, e le informazioni sui clienti sono l'ultima cosa che un'azienda può permettersi di lasciare chiusa nel programma di un fornitore.

L'intelligenza artificiale nel CRM: dove aiuta davvero e dove no

Quasi tutti i CRM del 2026 promettono un assistente basato sull'intelligenza artificiale, e vale la pena separare quello che funziona da quello che è dimostrazione. Uso modelli linguistici ogni giorno nel mio lavoro dal 2023, e sulle vendite ho visto tre usi che rendono e due che non rendono.

Le note che si scrivono da sole. Un agente che detta trenta secondi dopo una visita, "il buyer vuole la nuova serie di valvole entro marzo, richiamo dopo la fiera", e trova l'attività creata con cliente, argomento e data, aggiorna il sistema. Uno che deve compilare cinque campi non lo fa. È il guadagno meno spettacolare e quello che cambia di più la qualità dei dati.

La bozza del richiamo. Quando un'offerta arriva alla sua data di richiamo, un modello prepara una bozza di email che parte da che cosa il cliente ha chiesto, da che cosa ha comprato in passato e da una domanda utile, non da "volevo sapere se ha avuto modo di vedere la nostra offerta". Il commerciale la legge, la corregge e la manda. Nell'azienda di Brescia il tempo medio per un richiamo scritto è sceso da otto minuti a due, e i richiami sono aumentati di conseguenza.

Il riassunto prima della visita. Ultimi ordini, offerte aperte, reclami, email degli ultimi tre mesi: un modello li riassume in dieci righe, e l'agente arriva dal cliente sapendo che il lotto di marzo ha avuto un problema. È il tipo di preparazione che i commerciali migliori fanno già, e che gli altri non fanno per mancanza di tempo.

Non rende, invece, il punteggio magico dei contatti, quello che assegna a ogni cliente una probabilità di acquisto senza spiegare da dove viene. In un'azienda con duecento clienti ricorrenti i commerciali conoscono i clienti meglio di qualunque modello, e un numero che non sanno spiegare lo ignorano dopo una settimana. Il controllo dei dormienti funziona proprio perché è spiegabile: "ordinava ogni ventidue giorni, sono settanta". E non rende l'invio automatico di email ai clienti senza che una persona le legga: il primo messaggio sbagliato mandato a un cliente importante costa più di un anno di tempo risparmiato.

La regola che applico è la stessa che uso ovunque: l'intelligenza artificiale prepara, la persona decide. Il modello scrive la nota, la bozza e il riassunto; il commerciale li conferma, li corregge o li scarta. Così il sistema migliora con le correzioni, e i clienti continuano a parlare con persone.

Da dove si comincia: il primo rilascio in novanta giorni

Che tu scelga un abbonamento, il modulo del gestionale, un pezzo su misura o una combinazione, l'ordine in cui si fanno le cose conta più della scelta. Quello che segue è il piano che uso per un'azienda che vende ad altre aziende, e sta in novanta giorni.

Le prime due settimane: la misura. Si estraggono le offerte degli ultimi novanta giorni e i contatti successivi, e si calcola la quota di offerte senza richiamo. Si calcola dal gestionale l'elenco dei clienti dormienti. Si confrontano gli sconti concessi allo stesso cliente per gli stessi articoli. Costa poco e decide tutto il resto, compreso se proseguire.

Dalla terza alla sesta settimana: il collegamento e la prossima azione. Si collegano clienti, condizioni e ordini del gestionale al CRM, e si introduce la regola della prossima azione datata su ogni offerta aperta. Ogni commerciale ha una lista sola, ordinata per data e valore. Alla fine di questa fase il file delle offerte del venerdì non serve più.

Dalla settima alla decima settimana: gli agenti. Si dà agli agenti un'app che fa tre cose, bene: vedere il cliente con il suo storico, segnare una visita con la voce, vedere le provvigioni maturate. Niente di più all'inizio. È la fase più delicata, perché gli agenti non sono dipendenti e vanno convinti, non obbligati: la leva sono le provvigioni visibili.

Le ultime tre settimane: i dormienti e gli ordini. Si accende il controllo notturno dei clienti fermi, con le attività assegnate al commerciale di zona, e si collega l'offerta accettata all'ordine nel gestionale. Da qui in poi i dati nascono una volta sola.

Il resto, dalle bozze di richiamo scritte dal modello ai riassunti prima delle visite, arriva dopo, quando i dati ci sono e sono affidabili. Un modello che lavora su dati incompleti scrive bozze sbagliate con grande sicurezza, e i commerciali smettono di fidarsi alla terza.

Se il numero dice che non è il tuo problema

Può darsi che, fatta la misura, la quota di offerte senza richiamo sia bassa, i clienti fermi siano pochi e già chiamati, e gli sconti siano coerenti. È una buona notizia, e vale la pena dirlo chiaramente: in quel caso un gestionale CRM su misura non ti restituirà molti soldi. Un CRM in abbonamento ben usato, o il modulo del tuo gestionale, ti darà ordine e visibilità, e vale il prezzo di un canone, non di un progetto.

In quel caso il collo di bottiglia, se c'è, è quasi sempre altrove. Se le offerte sono seguite ma il tasso di chiusura resta basso, il problema è nel prezzo, nel prodotto o nella scelta dei clienti a cui fare le offerte, e nessun CRM lo risolve. Se il fatturato non cresce perché mancano clienti nuovi, la risposta è nel marketing e nella rete, non nel sistema che segue quelli che hai. E se gli ordini arrivano ma si perdono nella consegna, il problema è nel magazzino o nella produzione.

E c'è un caso in cui il software non è la risposta nemmeno quando i numeri sono brutti: quando la quota di offerte senza richiamo supera il quarantacinque per cento perché le persone che vendono sono troppo poche per il volume di offerte. Il sistema lo mostrerà ogni giorno con grande precisione, e non cambierà niente finché qualcuno non deciderà di fare meno offerte a clienti più giusti, oppure di assumere chi le segua. È una decisione della proprietà, non dell'ufficio commerciale, e va presa prima di spendere un euro in software.

Se sei arrivato fin qui, probabilmente hai in mente il venerdì pomeriggio del direttore commerciale, con il file delle offerte aperto e il telefono in mano. Prima di guardare qualunque dimostrazione, prendi le offerte degli ultimi tre mesi e cerca per ciascuna il primo contatto dopo l'invio: sono due o tre ore di lavoro, non costano niente, e ti dicono se stai comprando un elenco più ordinato oppure un fatturato più alto. Se il conto ti dice che vale la pena parlarne, puoi raccontarmi la tua situazione dalla pagina di consulenza software: da lì in poi le decisioni sono molto più semplici, e le prendi tu invece di lasciarle prendere alle offerte che nessuno ha richiamato.

Domande frequenti

Dipende dalla strada. Un CRM in abbonamento per un'azienda che vende ad altre aziende costa fra i quindici e i cento euro per utente al mese, con un avviamento da quasi zero a diecimila euro. Il modulo CRM del gestionale costa di solito fra i cinquemila e i venticinquemila euro di licenza e configurazione, più il canone. Un pezzo su misura che si affianca a quello che c'è, con collegamento agli ordini, prossima azione obbligatoria, controllo dei clienti dormienti e app per gli agenti, costa fra i venticinque e i cinquantamila euro, più il quindici o venti per cento l'anno di manutenzione. Un gestionale CRM completo su misura sta fra gli ottanta e i centocinquantamila euro.

Si calcola la quota di offerte senza richiamo: sul valore di tutte le offerte emesse negli ultimi novanta giorni, quanto non ha ricevuto nessun contatto dell'azienda nei dieci giorni lavorativi successivi all'invio. Sotto il dieci per cento basta uno strumento semplice, fra il dieci e il venticinque il problema è di metodo, fra il venticinque e il quarantacinque un sistema che ricorda da solo si ripaga, oltre il quarantacinque mancano persone per seguire le offerte. Accanto va misurato quanti clienti ricorrenti hanno smesso di ordinare senza che nessuno li chiamasse.

Il gestionale, o ERP, risponde alla domanda che cosa abbiamo venduto: ordini, bolle, fatture, incassi, magazzino. Il CRM risponde a un'altra domanda: che cosa stiamo per vendere, a chi, e chi se ne sta occupando. Sono due sguardi sullo stesso cliente, uno all'indietro e uno in avanti. Per un'azienda che vive di clienti ricorrenti il valore nasce quando si parlano: l'offerta parte dai prezzi e dallo storico del gestionale, e gli ordini tornano al CRM per segnalare i clienti che cambiano ritmo.

Perché nessuno sa, in un dato momento, quali offerte aspettano una telefonata. Ogni commerciale tiene la sua lista in un posto diverso e la settimana dopo arrivano richieste più urgenti. In un'azienda di componenti con 48 persone il 38 per cento delle offerte non era stato richiamato entro dieci giorni lavorativi: quelle richiamate diventavano un ordine nel 31 per cento dei casi, quelle lasciate sole nel 12. Il rimedio è che ogni offerta aperta abbia una prossima azione con una data, e che ogni commerciale abbia una lista sola ordinata per data e valore.

Confrontando per ogni cliente ricorrente il tempo passato dall'ultimo ordine con il suo intervallo abituale, cioè la mediana degli intervalli fra gli ultimi ordini. Quando il silenzio supera il doppio del ritmo abituale il cliente è dormiente, e il commerciale di zona riceve un'attività da fare, in ordine di fatturato. Un CRM in abbonamento non può farlo da solo perché non vede gli ordini: serve il collegamento con il gestionale. In un'azienda con 240 clienti ricorrenti i clienti fermi erano 19, e con le chiamate nelle prime settimane ne sono tornati sette.

Nella maggior parte dei casi una strada mista: un CRM in abbonamento o il modulo del gestionale per contatti e attività, e un pezzo su misura per il collegamento con gli ordini, la prossima azione obbligatoria, i clienti dormienti e l'app per gli agenti. Contando solo il tempo il pezzo su misura si ripaga oltre le dodici persone che vendono, commerciali e agenti insieme; con offerte richiamate, clienti recuperati e sconti riallineati la soglia scende. Chi vende soprattutto a clienti nuovi trova spesso un prodotto adatto; chi vive di clienti ricorrenti con una rete di agenti molto meno.

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Matteo Migliore

Matteo Migliore è un imprenditore e architetto software con oltre 27 anni di esperienza nello sviluppo di soluzioni basate su .NET e nell'evoluzione di architetture applicative per imprese e organizzazioni di alto profilo.

Nel corso della sua carriera ha collaborato con realtà come Cotonella, Il Sole 24 Ore, FIAT e NATO, guidando team nello sviluppo di piattaforme scalabili e modernizzando ecosistemi legacy complessi.

Ha formato centinaia di sviluppatori e affiancato aziende di ogni dimensione nel trasformare il software in un vantaggio competitivo, riducendo il debito tecnico e portando risultati concreti in tempi misurabili.

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