Qual è il numero che decide se un gestionale progetti ti farà guadagnare davvero?
Sotto il cinque per cento la pianificazione è sana e basta uno strumento generico; oltre il quindici il calcolo della capacità su tutti i progetti si ripaga da solo. In una società di automazione con 62 persone la quota era del 27 per cento, e le cinque voci dei progetti coordinati fra Excel e riunioni costavano circa 305.000 euro l'anno, il 3,6 per cento del fatturato. Uno strumento generico costa fra i dieci e i trenta euro per utente al mese, il pezzo su misura che calcola la capacità e gestisce le modifiche fra i trenta e i sessantamila euro. Contando solo il tempo le due strade si incrociano intorno alle ventidue persone condivise fra più progetti, e con straordinari, penali e modifiche nel conto la soglia scende.

Il direttore tecnico di una società di automazione industriale in provincia di Vicenza, sessantadue persone e una quarantina di progetti aperti in ogni momento, il lunedì mattina fa la stessa cosa da anni. Apre il file Excel con il Gantt di ciascun progetto, lo confronta con il calendario delle trasferte, chiama tre capi progetto e sposta a mano due tecnici da un cantiere all'altro. Ogni piano, preso da solo, è in ordine. Messi insieme, promettono alle stesse persone più ore di quante ne abbiano. Se stai cercando un gestionale progetti, in questo articolo trovi il modo di capire che cosa ti serve davvero, quanto ti costa oggi non averlo e quanto ti restituirà, con un numero invece che con una sensazione.
Trovi la differenza fra una bacheca di attività, un programma di pianificazione e un gestionale progetti vero, il motivo per cui i progetti slittano anche quando ogni Gantt è perfetto, il conto di quanto costano oggi i progetti gestiti fra Excel, riunioni e strumenti scollegati, il numero unico che dice se un software ti farà guadagnare o ti darà solo grafici più belli, il calcolo della capacità scritto in codice, il punto in cui si perdono i soldi con le richieste di modifica, le fasce di prezzo reali fra uno strumento generico, un prodotto di settore e un sistema su misura, e la soglia oltre cui la matematica cambia.
Che cos'è un gestionale progetti, e che cosa non è
La parola è usata per tre cose molto diverse, e la confusione costa cara, perché chi compra la cosa sbagliata se ne accorge dopo sei mesi, quando tutti hanno imparato a usarla e nessuno vuole ricominciare.
Un gestionale progetti, nel senso che conta per un'azienda che vive di progetti, è il sistema che tiene insieme quattro cose: che cosa va fatto e in che ordine, chi lo fa e quanto tempo ha davvero, quanto costa rispetto a quanto è stato venduto, e che cosa è cambiato rispetto a quanto era stato promesso al cliente. Uno strumento che copre solo la prima delle quattro è utile, ma non è un gestionale progetti: è una lista di cose da fare con le date.
Tre strumenti che tutti chiamano gestionale progetti
Il primo è la bacheca di attività: colonne, schede, persone assegnate, scadenze. Strumenti come Trello, Asana, Monday o ClickUp nascono qui. Sono ottimi per far vedere a un gruppo di lavoro che cosa c'è da fare questa settimana, costano poco e si imparano in un pomeriggio. Non sanno quasi niente di quante ore ha una persona, di quanto vale un progetto o di che cosa ha firmato il cliente.
Il secondo è il programma di pianificazione: il diagramma di Gantt con le dipendenze fra le attività, il percorso critico, le linee di base. Microsoft Project è il nome che tutti conoscono, e il suo erede Planner, più tanti strumenti simili. Sono fatti per pianificare un progetto alla volta, molto bene. Il limite è proprio questo: il progetto alla volta. Quando dieci progetti usano le stesse quindici persone, ciascun piano è corretto e la somma è impossibile.
Il terzo è quello che nel mondo anglosassone si chiama professional services automation, e che da noi finisce spesso sotto il nome di gestionale commesse o gestionale progetti: pianificazione delle risorse su più progetti, fogli ore, budget contro consuntivo, fatturazione ad avanzamento, richieste di modifica. È la categoria che serve a un'azienda che vende progetti, ed è anche quella dove i prodotti pronti funzionano meno bene, perché ogni settore ha un modo suo di pianificare, di misurare l'avanzamento e di fatturare.
Chi compra un gestionale progetti, e perché conta saperlo
Le ricerche su "gestionale progetti" arrivano da due mondi. Il primo è quello di chi deve coordinare un gruppo di lavoro interno: un ufficio marketing, un reparto IT, una piccola agenzia. Per loro la bacheca di attività è quasi sempre la risposta giusta, e questo articolo li riguarda poco.
Il secondo è quello delle aziende che vendono progetti: società di ingegneria e di impiantistica, integratori di sistemi e di automazione, costruttori di macchine su commessa, software house, studi tecnici, società di consulenza. Per loro il progetto non è un modo di organizzare il lavoro, è il prodotto che vendono. Quando un progetto slitta non si perde solo tempo: si perdono margine, penali, trasferte e a volte il cliente. È a loro che è rivolto il resto di questo articolo.
La distinzione conta perché cambia la domanda. Chi coordina un gruppo interno si chiede come far vedere a tutti che cosa fare. Chi vende progetti si chiede come promettere al cliente una data che riuscirà a rispettare, con le persone che ha, senza perdere soldi per strada. Sono due problemi diversi, e un prodotto che risolve bene il primo può peggiorare il secondo, perché dà l'impressione del controllo senza darlo.
Perché i progetti slittano anche quando ogni Gantt è perfetto

Nella società di automazione di Vicenza il problema non era la qualità dei piani. I capi progetto erano bravi, i Gantt erano fatti bene, le dipendenze erano corrette. Il problema era che ogni piano veniva fatto come se le persone fossero sue. Nel linguaggio della pianificazione si chiama pianificazione a capacità infinita: ciascun progetto assume che il tecnico assegnato sia disponibile quando serve, e nessuno somma le richieste di tutti i progetti sulla stessa persona nella stessa settimana.
La settimana in cui me ne sono accorto, una tecnica specializzata in quadri elettrici aveva assegnate quarantotto ore su tre progetti: ventiquattro sulla nuova linea di un cliente automobilistico, sedici su un quadro di media tensione e otto sul rifacimento di un forno. Aveva un contratto da quaranta ore, un giorno di ferie già approvato e, come tutti, una parte del tempo che se ne va in riunioni, formazione e assistenza ai clienti. Le ore davvero disponibili per i progetti erano ventisette. Nessuno dei tre capi progetto aveva sbagliato: ciascuno le aveva chiesto una quantità ragionevole.
Il conto delle persone condivise
Il fenomeno cresce con il numero di persone che lavorano su più progetti contemporaneamente, non con il numero di progetti. Un'azienda con cinquanta progetti e squadre dedicate a ciascuno non ha questo problema; un'azienda con quindici progetti e dieci specialisti condivisi fra tutti lo ha in pieno. È il motivo per cui le aziende più esposte sono quelle con competenze rare: il progettista elettrico, lo sviluppatore del software di controllo, il collaudatore certificato.
Quando la capacità è infinita sulla carta, la realtà si prende la rivincita in tre modi, sempre gli stessi. Il primo: qualcuno lavora di sera e di sabato, e lo straordinario non pianificato diventa la norma. Il secondo: un progetto slitta in silenzio, perché chi era stato assegnato ha lavorato su un altro che urlava più forte. Il terzo: all'ultimo si chiama un esterno, che costa di più e conosce meno l'impianto. Nessuno dei tre compare in un Gantt, e tutti e tre compaiono nel conto economico.
C'è anche un effetto meno visibile e più costoso: il passaggio continuo da un progetto all'altro. Chi lavora su tre progetti nella stessa settimana non rende come chi ne segue uno, perché ogni cambio costa il tempo di ricordarsi dove si era rimasti. Nelle aziende che ho seguito, le persone con quattro o più progetti attivi nella stessa settimana chiudevano circa un quinto delle attività in meno di chi ne aveva due, a parità di ore lavorate. Ridurre la frammentazione, prima ancora di aggiungere persone, è la prima leva che un gestionale progetti fatto bene mette in mano a chi decide.
Il conto vero: quanto ti costano oggi i progetti gestiti fra Excel, riunioni e strumenti scollegati

Prima di parlare di software conviene fare il conto di quanto costa la situazione di oggi. Nella società di Vicenza, con circa 8,4 milioni di euro di fatturato e quarantuno persone operative condivise fra i progetti, le voci erano cinque. Le riporto con il metodo di calcolo, perché tu possa rifarlo con i tuoi numeri.
Il tempo per riallineare i piani. Sette persone fra capi progetto e direzione tecnica passavano in media cinque ore a settimana a confrontare fogli, chiamare colleghi e spostare persone. Cinque ore per quarantasei settimane per sette persone fanno 1.610 ore, che a un costo aziendale di 52 euro l'ora sono circa 84.000 euro l'anno. È la voce che tutti conoscono e che nessuno mette nel conto, perché sembra parte del mestiere.
Gli straordinari non pianificati. Le ore di straordinario e le trasferte ripetute per recuperare i ritardi erano circa 2.600 l'anno. Con la sola maggiorazione e le spese in più, circa 27 euro l'ora, fanno circa 70.000 euro. Il costo vero è più alto, perché le persone stanche sbagliano di più e se ne vanno prima, ma questo è il numero che si legge in busta paga.
I subappalti chiamati all'ultimo. Circa 90.000 euro l'anno di lavoro affidato a esterni con una settimana di preavviso, a un prezzo più alto di un terzo rispetto a quello negoziato con calma. Il sovrapprezzo dell'urgenza vale circa 27.000 euro.
Le penali e gli sconti per i ritardi. In un anno, tre progetti erano stati consegnati oltre la data contrattuale. Fra penali applicate e sconti concessi per non applicarle, circa 46.000 euro. È la voce più irregolare: un anno è zero, l'anno dopo un solo progetto grande si porta via il margine di un trimestre.
Le modifiche mai fatturate. È la voce più grande e la meno visibile. Il cliente chiede una modifica durante una riunione di avanzamento, il tecnico la fa perché è ragionevole, nessuno la registra come modifica. Ricostruendo dai verbali e dai fogli ore di un anno, le ore spese in modifiche mai riconosciute erano circa 1.150, che alla tariffa di vendita media di 68 euro fanno circa 78.000 euro di fatturato mancato.
Il totale è di circa 305.000 euro l'anno, il 3,6 per cento del fatturato, in un'azienda che ne guadagnava il 7 di margine operativo. Detto in un altro modo: la metà del margine se ne andava nel modo in cui i progetti erano coordinati, non nel modo in cui erano eseguiti. Non c'era nessuno spreco evidente, nessun errore da licenziamento. C'era un sistema che non sommava le cose.
Il tuo conto sarà diverso, ma le voci sono quasi sempre queste cinque. Se ne rifai il calcolo e il totale sta sotto l'uno per cento del fatturato, il gestionale progetti non è la tua priorità. Se supera il due, lo è quasi certamente, anche se nessuno in azienda lo chiama così.
La quota di ore oltre capacità: il numero che decide

Il conto delle cinque voci ti dice quanto perdi. Non ti dice se un software ti farà recuperare quei soldi, perché una parte delle perdite dipende da decisioni che nessun software prende al posto tuo. Il numero che lo dice è un altro, e lo chiamo quota di ore oltre capacità: su tutte le ore di progetto assegnate alle persone nelle prossime sei settimane, quante superano le ore che quelle persone hanno davvero disponibili.
La definizione conta nei dettagli. Le ore disponibili non sono quelle del contratto: sono quelle del contratto, meno ferie, permessi e assenze già note, moltiplicate per la quota di tempo che la persona dedica ai progetti e non a riunioni interne, formazione, assistenza e offerte. Nella maggior parte delle aziende a progetto quella quota sta fra il settanta e l'ottantacinque per cento. E l'eccedenza si conta persona per persona e settimana per settimana: una persona piena al centoventi per cento non si compensa con un'altra al sessanta, perché le competenze non sono intercambiabili.
Le soglie che uso sono quattro. Sotto il cinque per cento la pianificazione è sana: le eccedenze sono quelle normali di un'azienda viva, e basta uno strumento che faccia vedere le assegnazioni. Fra il cinque e il quindici il problema è di processo: qualcuno assegna senza guardare il carico, oppure le priorità fra progetti non sono decise da nessuno. Un software aiuta, ma solo se prima si decide chi ha l'ultima parola. Fra il quindici e il trenta la capacità calcolata dal sistema si ripaga da sola, perché le eccedenze sono troppe per essere viste a occhio e ciascuna diventa straordinario, ritardo o subappalto. Oltre il trenta il piano è una finzione: prima di qualunque software serve dire dei no, rinviare l'inizio di qualche progetto o assumere, perché nessun sistema può far lavorare una persona cinquanta ore a settimana per mesi.
Nella società di Vicenza la quota era del 27 per cento, nella fascia in cui il sistema si ripaga. E la cosa più istruttiva era la distribuzione: quasi tutta l'eccedenza stava su nove persone su quarantuno, cioè sulle competenze rare. Le altre trentadue avevano un carico ragionevole, qualcuna perfino scarso. Il problema non era la quantità di lavoro, era dove finiva.
Come si calcola, con i dati che hai
Non serve un software per fare la prima misura. Servono due elenchi che quasi tutte le aziende hanno già, anche se in posti diversi: le assegnazioni di ore per persona, progetto e settimana, che stanno nei Gantt o nei fogli dei capi progetto, e le disponibilità, cioè contratto, ferie e assenze, che stanno nel sistema delle presenze. Messi in due tabelle, il calcolo sta in una query.
-- Quota di ore di progetto assegnate oltre la capacità reale,
-- persona per persona e settimana per settimana, nelle prossime sei settimane.
WITH Capacita AS (
SELECT d.Persona,
d.Settimana,
CASE WHEN (d.OreContratto - d.OreAssenza) * (1 - d.QuotaNonProgetto) > 0
THEN (d.OreContratto - d.OreAssenza) * (1 - d.QuotaNonProgetto)
ELSE 0 END AS OreDisponibili
FROM Disponibilita AS d
),
Carico AS (
SELECT a.Persona,
a.Settimana,
SUM(a.Ore) AS OreAssegnate,
COUNT(DISTINCT a.Progetto) AS Progetti
FROM Assegnazioni AS a
WHERE a.Settimana >= CAST(GETDATE() AS date)
AND a.Settimana < DATEADD(week, 6, CAST(GETDATE() AS date))
GROUP BY a.Persona, a.Settimana
)
SELECT c.Persona,
SUM(c.OreAssegnate) AS OreAssegnate,
SUM(CASE WHEN c.OreAssegnate > ISNULL(k.OreDisponibili, 0)
THEN c.OreAssegnate - ISNULL(k.OreDisponibili, 0) ELSE 0 END) AS OreOltre,
MAX(c.Progetti) AS MassimoProgettiInSettimana,
CAST(100.0 * SUM(CASE WHEN c.OreAssegnate > ISNULL(k.OreDisponibili, 0)
THEN c.OreAssegnate - ISNULL(k.OreDisponibili, 0) ELSE 0 END)
/ NULLIF(SUM(c.OreAssegnate), 0) AS decimal(5, 1)) AS QuotaOltrePct
FROM Carico AS c
LEFT JOIN Capacita AS k
ON k.Persona = c.Persona AND k.Settimana = c.Settimana
GROUP BY c.Persona
ORDER BY OreOltre DESC;La query restituisce la quota per persona; la quota aziendale è la somma delle ore oltre capacità divisa per la somma delle ore assegnate. Due avvertenze. La prima: se le assegnazioni stanno solo nella testa dei capi progetto, la misura richiede mezz'ora di intervista a ciascuno, e va fatta lo stesso, perché è la misura stessa a mostrare il problema. La seconda: guarda anche la colonna con il massimo numero di progetti nella stessa settimana. Chi ne ha quattro o più è dove si perde la produttività per frammentazione, anche quando le ore tornano.
Il secondo numero: quante volte cambia la data di fine
Accanto alla quota di ore oltre capacità ne misuro un secondo, più semplice: su tutti i progetti chiusi nell'ultimo anno, quanti hanno cambiato la data di fine prevista più di due volte. Una data che cambia una volta è normale: il cliente ha chiesto una modifica, un fornitore ha consegnato in ritardo. Una data che cambia tre o quattro volte vuol dire che la prima non era mai stata calcolata, ma scelta.
Nella società di Vicenza la risposta era il 61 per cento. Il dato si ricava dai verbali di avanzamento o, se non ci sono, dalle email con il cliente, ed è quello che convince la direzione più di qualunque altro: nessuno ha piacere di scoprire che più della metà delle date comunicate ai clienti erano, alla prova dei fatti, un auspicio.
Pianificare sulla capacità vera: il calcolo che nessun Gantt fa
Se la quota di ore oltre capacità sta sopra il quindici per cento, la cosa da costruire per prima non è un Gantt più bello: è il calcolo che somma le richieste di tutti i progetti sulla stessa persona e le confronta con le ore che ha davvero. Nei programmi di pianificazione esiste qualcosa di simile, il livellamento delle risorse, ma funziona dentro un progetto alla volta, oppure richiede che tutti i progetti stiano nello stesso file, cosa che in un'azienda con quaranta progetti e sette capi progetto non succede mai.
Il calcolo in sé è piccolo. Quello che segue è il cuore della versione che ho scritto per la società di Vicenza, semplificato. Prende le assegnazioni e le disponibilità e restituisce, per ogni persona e settimana, le ore oltre capacità e i progetti che le stanno chiedendo tempo.
// Quante ore hai promesso oltre la capacità vera delle persone, settimana per settimana?
// Il Gantt pianifica i progetti uno alla volta; questo calcolo li somma sulle persone.
public sealed record Assegnazione(string Persona, string Progetto, DateOnly Settimana, decimal Ore);
public sealed record Disponibilita(string Persona, DateOnly Settimana,
decimal OreContratto, decimal OreAssenza, decimal QuotaNonProgetto);
public sealed record Eccedenza(string Persona, DateOnly Settimana,
decimal OreAssegnate, decimal OreDisponibili, IReadOnlyList<string> Progetti)
{
public decimal OreOltre => Math.Max(0, OreAssegnate - OreDisponibili);
}
public static class Capacita
{
public static IReadOnlyList<Eccedenza> Calcola(
IEnumerable<Assegnazione> assegnazioni,
IEnumerable<Disponibilita> disponibilita)
{
var capacita = disponibilita.ToDictionary(
d => (d.Persona, d.Settimana),
d => Math.Max(0, (d.OreContratto - d.OreAssenza) * (1 - d.QuotaNonProgetto)));
return assegnazioni
.GroupBy(a => (a.Persona, a.Settimana))
.Select(g => new Eccedenza(
g.Key.Persona,
g.Key.Settimana,
g.Sum(a => a.Ore),
capacita.GetValueOrDefault(g.Key, 0m),
g.Select(a => a.Progetto).Distinct().Order().ToList()))
.Where(e => e.OreOltre > 0)
.OrderBy(e => e.Settimana).ThenByDescending(e => e.OreOltre)
.ToList();
}
// Il numero che decide: ore oltre capacità su ore assegnate, nell'orizzonte scelto.
public static decimal QuotaOltreCapacita(
IReadOnlyCollection<Assegnazione> assegnazioni,
IEnumerable<Disponibilita> disponibilita)
{
var totale = assegnazioni.Sum(a => a.Ore);
if (totale == 0) return 0;
var oltre = Calcola(assegnazioni, disponibilita).Sum(e => e.OreOltre);
return Math.Round(oltre / totale * 100, 1);
}
}Con i numeri della tecnica dei quadri elettrici, quaranta ore di contratto, otto di ferie e un quindici per cento di tempo non di progetto, il calcolo restituisce ventisette ore e venti disponibili contro quarantotto assegnate, cioè quasi ventuno ore oltre capacità, e i tre progetti che se le contendono. Non c'è niente di sofisticato, ed è proprio questo il punto: il valore non sta nell'algoritmo, sta nel fatto che il calcolo esista, giri ogni giorno sui dati veri e che il risultato arrivi a chi decide prima che il problema diventi un sabato di lavoro.
Le tre regole che rendono il calcolo onesto
Un calcolo della capacità è utile solo se le persone ci credono, e ci credono solo se rispetta tre regole.
La disponibilità viene dal sistema delle presenze, non da chi pianifica. Ferie, permessi, malattie e trasferte già approvate devono entrare nel calcolo da soli. Se è il capo progetto a doversi ricordare che una persona sarà in ferie, prima o poi se ne dimentica. Il collegamento fra presenze e progetti è uno dei pezzi con il ritorno più rapido, e ne ho parlato dal lato delle presenze in software rilevazione presenze.
La quota di tempo non di progetto si misura, non si stima. Chi pianifica tende a considerare le persone disponibili al cento per cento, e chi viene pianificato sa che non è vero. La quota giusta si ricava dai fogli ore degli ultimi sei mesi: quante ore sono finite su progetti fatturabili e quante su tutto il resto. Nella società di Vicenza la media era del settantotto per cento, con punte del cinquantacinque per i responsabili che seguivano anche le offerte.
Le persone si pianificano per competenza, non per nome, finché si può. Nelle prime settimane di un progetto il capo progetto chiede "un progettista elettrico", non "Giulia". Tenere la richiesta per competenza finché la persona non è davvero decisa permette al sistema di dire se quella competenza, nel complesso, ha capacità sufficiente. È la differenza fra scoprire un problema a tre mesi, quando si può ancora assumere o subappaltare con calma, e scoprirlo a tre giorni.
Le richieste di modifica: dove i progetti perdono margine senza ritardare
Un progetto può rispettare la data e perdere soldi lo stesso. Succede quando il lavoro fatto è più di quello venduto, e la differenza non viene riconosciuta a nessuno. Nella società di Vicenza era la voce più grande, settantottomila euro l'anno, e non compariva in nessun rapporto, perché le ore erano regolarmente segnate sul progetto giusto: solo che quel progetto, nel frattempo, era diventato più grande.
Il meccanismo è sempre lo stesso. Durante una riunione di avanzamento il cliente dice: "già che ci siete, potreste aggiungere un segnale sul pannello". Il tecnico pensa che siano due ore, ed è gentile. Le due ore diventano dodici, perché il segnale va cablato, provato e documentato. Nessuno lo registra, perché la richiesta era piccola e il rapporto con il cliente è buono. Moltiplicato per quaranta progetti e per un anno, il piccolo favore diventa mille ore.
Un gestionale progetti che funziona tratta la richiesta di modifica come un oggetto, con una sua vita: nasce quando qualcuno la registra, anche in trenta secondi dal telefono, ha una stima di ore, un impatto sulla data e una decisione, cioè fatturata, compresa nell'offerta o regalata consapevolmente. Regalare una modifica va benissimo, è una scelta commerciale. Non va bene regalarla senza saperlo.
Il dato che conta è la quota di ore spese fuori dal perimetro venduto. Se il sistema tiene le fasi dell'offerta e i fogli ore sono segnati sulle fasi, il calcolo è immediato: le ore segnate su attività che non esistevano nell'offerta, divise per le ore totali del progetto. Nella società di Vicenza, al primo mese di misura, la quota era del nove per cento. Dopo un anno di registrazione delle richieste era scesa al tre, e metà della differenza era diventata fatturato. L'altra metà era stata regalata, ma sapendolo, e i clienti se ne erano accorti, perché i regali dichiarati si ricordano.
La parte economica della commessa, cioè il confronto fra budget e consuntivo e il margine che si perde fase per fase, è un tema che merita un discorso a sé, e l'ho fatto in software gestione commesse. Qui conta una cosa sola: la richiesta di modifica è il punto in cui la pianificazione e il margine si toccano, e un sistema che le tiene separate perde entrambe.
Dal preventivo alla fattura: il flusso che collega il gestionale progetti al resto

Il gestionale progetti non vive da solo. Il valore arriva quando smette di essere un'isola dove qualcuno ricopia dati che esistono altrove, e diventa il punto di passaggio fra le cose che l'azienda fa già. Il flusso che funziona ha sei passaggi, e in ciascuno il dato nasce una volta sola.
Il progetto nasce dall'offerta. Quando un'offerta viene accettata, le sue fasi, le ore stimate per competenza e le date promesse diventano la struttura del progetto. Nessuno le ricopia: se l'offerta sta nel gestionale commerciale o in un foglio strutturato, il progetto si crea da lì. È anche il momento in cui la stima dell'offerta diventa la linea di base contro cui si misurerà tutto il resto.
La capacità si calcola prima di dire sì. Il passaggio più utile di tutti arriva prima ancora della firma: quando un'offerta sta per essere accettata, il sistema dice se le competenze richieste hanno capacità nelle settimane previste. Nella società di Vicenza questo ha cambiato il modo di vendere: il commerciale ha smesso di promettere le date e ha cominciato a proporle, con una settimana di anticipo sulla prima data libera invece che con la data che il cliente voleva sentirsi dire.
Le persone si assegnano sulle fasi. Il capo progetto trasforma le competenze in persone quando serve, e il sistema mostra per ciascuna il carico già presente. Le eccedenze si vedono al momento dell'assegnazione, non il lunedì successivo.
I fogli ore aggiornano l'avanzamento. Le ore segnate sulle fasi dicono quanto è stato consumato. Accanto serve una stima di quanto manca, fatta da chi fa il lavoro, perché le ore consumate da sole non dicono niente: un progetto al novanta per cento del budget può essere al cinquanta per cento del lavoro.
Le modifiche passano per una decisione. Ogni richiesta registrata aggiorna, se accettata, le fasi, le ore e le date. Se viene fatturata, entra nella fatturazione; se viene regalata, entra nel conto dei regali.
Tutto arriva alla fatturazione e al controllo di gestione. Gli stati di avanzamento, le milestone raggiunte e le modifiche accettate diventano righe di fattura senza essere ribattute, e il margine per progetto arriva a chi guarda i conti dell'azienda. Come si costruisce quella parte, dal lato di chi deve leggere i numeri, l'ho raccontato in software controllo di gestione.
Nessuno di questi passaggi richiede di buttare quello che c'è. Nella società di Vicenza il gestionale commerciale, il sistema delle presenze e il programma di fatturazione sono rimasti gli stessi. È cambiato quello che stava in mezzo: i fogli di calcolo e le riunioni del lunedì sono stati sostituiti da un pezzo di software che parlava con tutti e tre.
Quanto costa un gestionale progetti: strumento generico, prodotto di settore o su misura

Le strade sono tre, e i prezzi che seguono sono quelli che vedo nel 2026 per aziende italiane fra le venti e le duecento persone.
Lo strumento generico. Bacheche di attività e programmi di pianificazione in abbonamento costano fra i dieci e i trenta euro per utente al mese. Per sessanta persone sono fra i settemila e i ventimila euro l'anno, con un avviamento quasi nullo. Sono la scelta giusta quando la quota di ore oltre capacità è bassa e i progetti sono indipendenti. Diventano un costo nascosto quando ciascun capo progetto ne usa uno diverso, perché la somma sulle persone torna a farla qualcuno a mano.
Il prodotto di settore. I programmi di professional services automation, e i gestionali commesse pensati per un settore specifico, costano fra i trenta e i settanta euro per utente al mese, più un avviamento fra i diecimila e i trentamila euro per la configurazione, l'importazione dei dati e la formazione. Per sessanta persone sono fra i venti e i cinquantamila euro l'anno. Funzionano bene quando il modo di lavorare dell'azienda assomiglia a quello per cui sono stati pensati: una società di consulenza che vende giornate trova quasi sempre un prodotto che le va bene. Funzionano meno quando il progetto mescola lavoro d'ufficio, produzione, cantiere e trasferte, come nell'impiantistica e nelle macchine su commessa.
Il sistema su misura. Qui le cifre sono due, e la differenza è importante. Un pezzo su misura che si affianca a quello che c'è, cioè calcolo della capacità, richieste di modifica e collegamenti con presenze, offerte e fatturazione, costa fra i trenta e i sessantamila euro, più il quindici o venti per cento l'anno di manutenzione. Un gestionale progetti completo su misura, che sostituisce anche gli strumenti di pianificazione, costa fra i novanta e i duecentomila euro, e si giustifica solo quando il modo di gestire i progetti è il vantaggio competitivo dell'azienda.
La soglia, con i numeri
Il confronto più utile è fra lo strumento generico con il coordinamento fatto a mano, e lo stesso strumento affiancato da un pezzo su misura che calcola la capacità. Il costo dello strumento è uguale nei due casi, quindi si confrontano due cose: il tempo di coordinamento, che cresce con il numero di persone condivise fra più progetti, e il costo del pezzo su misura, che è fisso.
Con i numeri della società di Vicenza, il coordinamento a mano costava circa mezz'ora a settimana per ogni persona condivisa, fra riunioni, telefonate e spostamenti. Con il calcolo automatico scendeva a dieci minuti. Su cinque anni, contando il pezzo su misura a quarantacinquemila euro e la sua manutenzione, le due linee si incrociano intorno alle ventidue persone condivise. Sotto conviene lo strumento generico con un po' di disciplina; sopra, il pezzo su misura si ripaga con il solo tempo risparmiato.
E il solo tempo è la parte più piccola del conto. Aggiungendo gli straordinari, i subappalti d'urgenza, le penali e le modifiche fatturate, nella società di Vicenza il pezzo su misura, costato cinquantaduemila euro con i collegamenti, si è ripagato in sette mesi. La quota di ore oltre capacità è scesa dal 27 all'8 per cento, gli straordinari non pianificati si sono più che dimezzati e nel secondo semestre non c'è stata nessuna penale. Non è merito del software: è merito del fatto che le decisioni sulle priorità venivano prese il giovedì, guardando un numero, invece che il lunedì, sotto pressione.
La strada che consiglio nella grande maggioranza dei casi è quindi mista: lo strumento che i capi progetto già usano per le attività, un pezzo su misura per la capacità, le modifiche e i collegamenti. Le persone non cambiano abitudini, i dati smettono di essere ricopiati e la parte che fa guadagnare, cioè la somma sulle persone e le modifiche fatturate, è costruita sul modo in cui l'azienda lavora davvero. Come si decide in generale fra un prodotto e un sistema costruito su misura, e che cosa chiedere a chi lo costruisce, l'ho scritto nella pagina sul software su misura.
Le domande da fare a chi ti propone un prodotto
Se stai valutando un prodotto, cinque domande separano quelli che risolvono il problema da quelli che lo spostano.
Il carico si somma su tutti i progetti o su uno alla volta? Chiedi di vedere la stessa persona assegnata a tre progetti diversi, gestiti da tre capi progetto diversi, e il sistema che segnala l'eccedenza. Se la dimostrazione usa un progetto solo, la risposta è già data.
Da dove arrivano ferie e assenze? Se la risposta è "le inserisce il capo progetto", il calcolo della capacità sarà sbagliato entro un mese.
Come si registra una richiesta di modifica, e che cosa succede dopo? Deve essere un oggetto con stima, decisione e collegamento alla fattura, non un commento in fondo a un'attività.
Si può pianificare per competenza prima che per persona? Se il prodotto obbliga a scegliere un nome fin dal primo giorno, le previsioni a tre mesi saranno inaffidabili.
Come escono i dati? Un gestionale progetti che non espone i suoi dati con un'interfaccia documentata diventa un'altra isola. È la domanda che protegge l'investimento, perché prima o poi quei dati serviranno al controllo di gestione, alla fatturazione o a un'analisi che oggi non immagini.
L'intelligenza artificiale nei progetti: dove aiuta davvero e dove no
Quasi tutti i prodotti del 2026 promettono un assistente basato sull'intelligenza artificiale, e vale la pena separare quello che funziona da quello che è dimostrazione. Uso modelli linguistici ogni giorno nel mio lavoro dal 2023, e sui progetti ho visto tre usi che rendono e due che non rendono.
La stima dalle commesse passate. Un'azienda con qualche anno di fogli ore segnati sulle fasi ha un patrimonio che quasi nessuno usa: sa quanto è durata davvero ogni fase di ogni progetto simile. Un modello che confronta l'offerta nuova con le dieci più simili del passato e dice "le ultime otto volte il collaudo è durato il quaranta per cento in più della stima" è più utile di qualunque esperto, perché non ha la memoria selettiva che abbiamo tutti. Funziona solo se i fogli ore sono segnati sulle fasi, ed è un motivo in più per farlo.
Lo stato del progetto dai testi. Verbali, email con il cliente, commenti sulle attività: un modello li riassume bene, e soprattutto sa trovare le frasi che contengono una richiesta non registrata. "Già che ci siete" e "sarebbe comodo se" sono segnali che un modello riconosce con buona affidabilità, e trasformarli in una bozza di richiesta di modifica, da confermare a mano, recupera una parte delle ore regalate senza saperlo.
Il rapporto di avanzamento per il cliente. La prima bozza del rapporto settimanale, costruita dai dati del sistema e rivista dal capo progetto, fa risparmiare un'ora a settimana per progetto. È il guadagno meno interessante e il più facile da ottenere.
Non rende, invece, chiedere al modello di decidere le priorità fra progetti: è una decisione commerciale, che dipende da clienti, relazioni e strategia, e va presa da una persona che se ne assume la responsabilità. E non rende la pianificazione automatica completa, con il modello che sposta persone e date da solo: quando il piano cambia senza che nessuno l'abbia deciso, le persone smettono di fidarsi del piano, e un piano di cui nessuno si fida vale meno del foglio Excel che ha sostituito.
La regola che applico è semplice: l'intelligenza artificiale prepara, la persona decide. Il modello propone la stima, la bozza di modifica e il rapporto; il capo progetto li conferma, li corregge o li scarta. Così il sistema impara dalle correzioni e le persone restano padrone del piano.
Da dove si comincia: il primo rilascio in novanta giorni
Che tu scelga uno strumento, un prodotto, un pezzo su misura o una combinazione, l'ordine in cui si fanno le cose conta più della scelta. Quello che segue è il piano che uso per un'azienda a progetto, e sta in novanta giorni.
Le prime due settimane: la misura. Si raccolgono le assegnazioni delle prossime sei settimane e le disponibilità dal sistema delle presenze, e si calcola la quota di ore oltre capacità. Si contano i progetti dell'ultimo anno che hanno cambiato la data di fine più di due volte, e si stima dai fogli ore la quota di lavoro fuori dal perimetro venduto. Costa poco e decide tutto il resto, compreso se proseguire.
Dalla terza alla sesta settimana: la capacità. Si collegano le presenze e si costruisce il calcolo della capacità su tutti i progetti, con la vista che ogni capo progetto e la direzione tecnica guardano il giovedì. Si decide chi ha l'ultima parola sulle priorità, perché il sistema mostrerà i conflitti e qualcuno dovrà risolverli. Alla fine di questa fase, le riunioni del lunedì si accorciano o spariscono.
Dalla settima alla decima settimana: le modifiche. Si introduce la richiesta di modifica come oggetto, registrabile in trenta secondi anche dal telefono, con la stima e la decisione. Si abituano i tecnici a registrarla quando la ricevono, non quando se ne ricordano. È la fase in cui si vede il primo fatturato recuperato.
Le ultime tre settimane: l'offerta e la fattura. Si collega la creazione del progetto all'offerta accettata e gli stati di avanzamento alla fatturazione. Da qui in poi i dati nascono una volta sola, e il margine per progetto arriva a chi guarda i conti senza che nessuno lo ricostruisca a fine trimestre.
Il resto, dalla stima assistita dalle commesse passate al rapporto per il cliente, arriva dopo, quando i dati ci sono e sono affidabili. Se i progetti coinvolgono squadre in trasferta o turni di cantiere, conviene guardare anche come si costruiscono i turni, e ne parlo in software gestione turni.
Se il numero dice che non è il tuo problema
Può darsi che, fatta la misura, la quota di ore oltre capacità sia bassa, le date di fine cambino poco e le modifiche vengano già registrate. È una buona notizia, e vale la pena dirlo chiaramente: in quel caso un gestionale progetti su misura non ti restituirà molti soldi. Uno strumento generico ben usato ti darà ordine e visibilità, e vale il prezzo di un abbonamento, non di un progetto.
In quel caso il collo di bottiglia, se c'è, è quasi sempre altrove. Se i progetti rispettano le date ma il margine non torna, il problema è nella stima delle offerte o nel controllo dei costi, e il punto di partenza è la commessa, non il piano. Se il problema è che mancano le persone giuste, nessun software le crea: serve un piano di assunzioni o di partner, e il sistema può al massimo dirti con tre mesi di anticipo quali competenze mancheranno. E se i ritardi nascono dai fornitori, il problema sta negli acquisti, non nella pianificazione interna.
E c'è un caso in cui il software non è la risposta nemmeno quando i numeri sono brutti: quando nessuno ha l'autorità di dire di no a un progetto. Se la quota di ore oltre capacità supera il trenta per cento, il sistema la mostrerà ogni giorno con grande precisione, e non cambierà niente finché qualcuno non deciderà quale progetto rinviare. È una decisione della proprietà, non del reparto tecnico, e va presa prima di spendere un euro in software.
Se sei arrivato fin qui, probabilmente hai in mente il lunedì mattina del direttore tecnico, con i Gantt aperti uno accanto all'altro e il telefono in mano. Prima di guardare qualunque dimostrazione, prendi le assegnazioni delle prossime sei settimane e sommale persona per persona: sono due ore di lavoro, non costano niente, e ti dicono se stai comprando un piano più ordinato oppure un margine più alto. Se il conto ti dice che vale la pena parlarne, puoi raccontarmi la tua situazione dalla pagina di consulenza software: da lì in poi le decisioni sono molto più semplici, e le prendi tu invece di lasciarle prendere alle urgenze del lunedì.
Domande frequenti
Dipende dalla strada. Uno strumento generico in abbonamento, bacheca di attività o programma di pianificazione, costa fra i dieci e i trenta euro per utente al mese, con un avviamento quasi nullo. Un prodotto di settore per aziende che vendono progetti costa fra i trenta e i settanta euro per utente al mese, più un avviamento fra i diecimila e i trentamila euro. Un pezzo su misura che si affianca agli strumenti esistenti, con calcolo della capacità, richieste di modifica e collegamenti con presenze, offerte e fatturazione, costa fra i trenta e i sessantamila euro, più il quindici o venti per cento l'anno di manutenzione. Un gestionale progetti completo su misura sta fra i novanta e i duecentomila euro.
Si calcola la quota di ore oltre capacità: su tutte le ore di progetto assegnate alle persone nelle prossime sei settimane, quante superano le ore davvero disponibili, cioè contratto meno assenze, moltiplicato per la quota di tempo dedicata ai progetti. L'eccedenza si conta persona per persona e settimana per settimana. Sotto il cinque per cento basta uno strumento, fra il cinque e il quindici il problema è di processo, fra il quindici e il trenta il calcolo automatico della capacità si ripaga da solo, oltre il trenta prima di qualunque software serve rinviare qualche progetto. Accanto va misurata la quota di progetti che hanno cambiato la data di fine più di due volte.
Una bacheca di attività come Trello o Asana dice che cosa va fatto e da chi, ma sa poco delle ore disponibili, del valore del progetto o di che cosa ha firmato il cliente. Un programma di pianificazione come Microsoft Project calcola bene le dipendenze e il percorso critico, ma un progetto alla volta. Un gestionale progetti per un'azienda che vende progetti somma il carico di tutti i progetti sulle stesse persone, tiene le richieste di modifica, confronta budget e consuntivo e collega avanzamento e fatturazione.
Perché ogni piano viene fatto come se le persone fossero sue, cioè a capacità infinita. Se dieci progetti usano gli stessi specialisti, ciascun piano è corretto e la somma è impossibile: una persona si ritrova con quarantotto ore assegnate a fronte di ventisette disponibili. La realtà si riprende la differenza con straordinari, ritardi silenziosi e subappalti chiamati all'ultimo. Il rimedio è sommare le richieste di tutti i progetti sulla stessa persona e la stessa settimana, con le assenze prese dal sistema delle presenze.
Trattandole come un oggetto con una sua vita, non come un commento: la richiesta nasce quando qualcuno la registra, anche in trenta secondi dal telefono, ha una stima di ore, un impatto sulla data e una decisione, cioè fatturata, compresa nell'offerta o regalata consapevolmente. Il dato da seguire è la quota di ore spese fuori dal perimetro venduto. In un'azienda di impiantistica con 62 persone era il nove per cento, circa 78.000 euro l'anno di fatturato mancato, ed è scesa al tre dopo un anno di registrazione.
Nella maggior parte dei casi una strada mista: lo strumento che i capi progetto già usano per le attività e un pezzo su misura per la capacità, le richieste di modifica e i collegamenti con presenze, offerte e fatturazione. Contando solo il tempo di coordinamento il pezzo su misura si ripaga oltre le ventidue persone condivise fra più progetti; con straordinari, subappalti, penali e modifiche fatturate la soglia scende. Una società di consulenza che vende giornate trova spesso un prodotto adatto; impiantistica, automazione e macchine su commessa molto meno.
