Qual è il numero che decide se un portale B2B farà lavorare meno il tuo back office?
Nei distributori che non l'hanno mai misurata, la quota di riordini fra le righe ribattute sta spesso fra il cinquanta e il settantacinque per cento. Con ventunomila ordini l'anno, le cinque voci del lavoro a mano costano fra i sessanta e i trecentotrentamila euro l'anno. Una piattaforma B2B in abbonamento costa fra i trecento e i duemila euro al mese più l'avviamento, un portale su misura parte da trentacinquemila euro. Sotto i ventimila euro l'anno di spesa per il portale vince quasi sempre il prodotto, e le regole di prezzo scritte vengono sempre prima del carrello.

Il direttore commerciale di un distributore di materiale termoidraulico, sessantotto dipendenti e trentadue milioni di fatturato, mi ha mostrato la casella di posta del suo back office vendite un lunedì alle nove e un quarto. Centoquattordici messaggi non letti. Ordini in PDF, ordini nel corpo della mail, fotografie di un foglio scritto a mano, tre messaggi vocali trascritti da un collega, due richieste di "stesso ordine della settimana scorsa". Sei persone passavano la mattina a ricopiare quelle righe nel gestionale, e il pomeriggio a rispondere al telefono a installatori che chiedevano il prezzo netto di una valvola e se c'era a magazzino. Un anno prima avevano messo online un portale B2B. Lo usavano quarantuno clienti su millequattrocento.
Se la scena la riconosci, in questo articolo trovi il conto vero di quanto ti costa oggi ricevere gli ordini dei clienti nel modo in cui arrivano, il numero unico che ti dice se un portale B2B farà lavorare meno il tuo back office o resterà una vetrina che nessuno apre, perché il listino è la parte difficile del progetto e non la grafica, dove si rompe il collegamento con il gestionale, come si porta un cliente a usarlo davvero, la differenza fra un portale e un ecommerce B2B, le fasce di prezzo reali fra il modulo del gestionale che hai già, una piattaforma in abbonamento e un sistema su misura, e la soglia in euro oltre cui la matematica cambia.
Scrivo software dal 1999 e di ordini fra aziende ne ho visti passare in tutti i modi: distributori con quarantamila codici e clienti che ordinano dal furgone, produttori che vendono a rivenditori con nove fasce di sconto e un netto diverso per ogni cliente importante, aziende di componenti dove ogni ordine è un'offerta che diventa conferma, grossisti che devono dire a un ferramenta alle sette di sera se il pezzo parte domani. Ho anche costruito e venduto un prodotto software usato da molte aziende, e ho imparato dal lato di chi vende che il cliente usa uno strumento solo se gli fa risparmiare tempo a lui, non a te.
La cosa che ho imparato, e che nessun venditore dice durante la dimostrazione, è questa: il numero che decide non è quanti clienti riesci a registrare sul portale, è quanta parte degli ordini che il tuo back office ribatte a mano sono riordini di codici che quel cliente ha già comprato. Un portale B2B è bravissimo a togliere di mezzo il lavoro ripetitivo e pessimo a sostituire una trattativa. Se i tuoi ordini sono quasi tutti riordini, il portale si paga da solo. Se sono quasi tutti richieste nuove, preventivi e configurazioni, stai comprando la soluzione di un altro problema.
Che cos'è un portale B2B, e che cosa non è
Un portale B2B è il posto dove i tuoi clienti professionali fanno da soli quello che oggi chiedono al tuo back office o al tuo agente: vedono il catalogo con il loro prezzo netto, controllano la disponibilità vera, mettono in un carrello i codici che comprano sempre, inviano l'ordine senza che nessuno lo ricopi, seguono a che punto è la spedizione, scaricano il documento di trasporto e la fattura, e magari aprono un reso senza telefonare. La parola che conta è "loro": il loro prezzo, le loro destinazioni, il loro storico, il loro fido.
Sul mercato lo trovi con nomi diversi, e la confusione fa comodo a chi vende. Portale clienti, ecommerce B2B, piattaforma B2B, area riservata rivenditori, order portal, catalogo online per agenti, B2B commerce. Sono cose che si sovrappongono solo in parte, costano cifre molto diverse e risolvono problemi diversi. Un catalogo sfogliabile con il listino al pubblico non sa niente del netto concordato con il tuo cliente più grosso, e un negozio online con il carrello non sa che quel cliente è bloccato dall'amministrazione per un insoluto di tre mesi.
Portale B2B o ecommerce B2B: la differenza che conta
Nel linguaggio comune sono sinonimi, e le ricerche su Google li usano come tali. Nella pratica di un progetto la differenza è una sola, ed è utile tenerla a mente perché decide da quale parte si comincia. Un ecommerce B2B nasce per vendere: fa trovare i prodotti, li presenta bene, spinge le promozioni, cerca clienti nuovi o fa comprare di più a quelli che hai. Un portale B2B nasce per servire: toglie lavoro al back office e agli agenti, rende il cliente autonomo sulle domande che fa sempre, porta l'ordine nel gestionale senza passaggi a mano.
Le due cose convivono, ma il ritorno è diverso. L'ecommerce B2B si misura sul fatturato in più, e quel fatturato è difficile da attribuire: il cliente che ha ordinato online avrebbe ordinato comunque? Il portale si misura sulle ore e sugli errori in meno, e quelle si contano con precisione. Per questo nelle PMI che mi scrivono consiglio quasi sempre di partire dal servizio e non dalla vendita: il conto torna prima, e un cliente che ha preso l'abitudine di ordinare da solo diventa anche un cliente a cui puoi proporre qualcosa in più.
C'è poi una terza cosa che viene venduta con lo stesso nome, cioè lo scambio elettronico di documenti con i clienti grandi, quello dove l'ordine arriva come file dal loro gestionale al tuo. Serve, e con i quattro o cinque clienti che hanno un ufficio acquisti strutturato è quasi sempre la strada giusta. Ma non è un portale: il cliente non vede niente, i due sistemi si parlano e basta. Tienilo separato nella testa, perché le due cose si progettano in modo diverso.
Le tre famiglie di aziende che lo cercano, e cercano cose diverse
Chi distribuisce un catalogo ampio a tanti clienti piccoli. Grossisti di materiale elettrico, termoidraulico, ferramenta, ricambi, forniture per l'edilizia, prodotti per la ristorazione. Decine di migliaia di codici, clienti che ordinano spesso e poco, installatori e artigiani che chiedono il prezzo al telefono perché non hanno altro modo di saperlo. Qui il valore sta nel riordino veloce, nella disponibilità vera e nel prezzo netto visibile. È la famiglia dove il portale rende di più, perché è quella con la quota più alta di ordini ripetitivi.
Chi produce e vende a rivenditori. Aziende che fanno un prodotto e lo vendono attraverso negozi, rivenditori autorizzati, distributori regionali. Meno clienti, ordini più grossi, listini con fasce di sconto, premi di fine anno, campagne stagionali con condizioni dedicate, preordini. Il valore sta nel rispetto delle condizioni commerciali e nella fine della guerra di versioni del listino in PDF. Qui l'ecommerce B2B pesa di più, perché le campagne vanno anche vendute.
Chi vende componenti e prodotti che vanno configurati. Costruttori di sottoinsiemi, aziende che fanno varianti su misura, produttori di serramenti, quadri, impianti. L'ordine è quasi sempre un'offerta che diventa conferma, e il cliente non compra un codice ma una combinazione di scelte. Qui un portale fatto come un negozio non serve quasi a niente: serve prima un sistema che trasformi le scelte in un codice vendibile e in un prezzo, e l'ho trattato per esteso in configuratore di prodotto. Il portale arriva dopo, e porta dentro i ricambi e i riordini.
Le tre famiglie comprano prodotti che si chiamano allo stesso modo e ne usano pezzi diversi. Prima di guardare qualsiasi dimostrazione decidi in quale stai, anche se spesso si sta in due. Gran parte di quello che segue vale per tutte; dove cambia qualcosa te lo segnalo.
Il conto vero: quanto ti costa ricevere gli ordini come arrivano oggi

Questo è il conto che quasi nessuno fa per intero, perché nessuna di queste voci ha una riga nel bilancio: il back office è un costo del personale che sembra necessario, gli errori finiscono dentro i resi e le note di credito, gli sconti sbagliati sono margine che non è mai entrato e gli ordini persi non lasciano traccia. Prendo come riferimento il distributore del lunedì mattina: trentadue milioni di fatturato, sessantotto dipendenti, millequattrocento clienti attivi fra installatori, rivenditori e piccole imprese, trentottomila codici a catalogo di cui novemila movimentati nell'anno, ventunomila ordini l'anno con una media di sette righe, cioè circa centoquarantasettemila righe d'ordine, sei persone al back office vendite e dodici agenti. È una taglia molto comune fra chi mi scrive, e i numeri si scalano con buona approssimazione sulle righe d'ordine.
Come arrivano quelle righe, in un'azienda così, lo sai già anche senza misurarlo: il sessantadue per cento viene ribattuto a mano dal back office partendo da mail, PDF, messaggi e telefonate; il ventitré per cento lo inseriscono gli agenti con la loro applicazione; il quindici per cento arriva come file dai quattro clienti più grossi. Il conto che segue riguarda quel sessantadue per cento, e resto basso apposta.
Il back office che ribatte ordini e risponde al telefono
È la voce più grossa e la più accettata, perché sembra il lavoro normale di un ufficio vendite. Sei persone per milleseicentocinquanta ore l'anno fanno quasi diecimila ore. Nella mia esperienza, in un distributore senza portale, fra il quaranta e il cinquanta per cento di quel tempo va in due attività che non aggiungono niente: ricopiare righe d'ordine nel gestionale e rispondere a domande che il cliente potrebbe risolversi da solo, cioè quanto costa, c'è, quando arriva, mi rimandi la bolla. Sono circa quattromilacinquecento ore, che a un costo pieno di trentadue euro l'ora fanno centoquarantaquattromila euro.
Non tutto quel tempo sparisce con un portale, e chi ti dice il contrario non ha mai visto un back office vero: una parte dei clienti continuerà a mandare la mail, una parte delle telefonate è una relazione e va tenuta. La parte che si recupera davvero, in diciotto mesi, è la metà: fino a settantamila euro l'anno. Non vuol dire licenziare nessuno. Vuol dire che le stesse sei persone smettono di copiare e cominciano a fare quello per cui le paghi, cioè seguire i clienti che valgono e recuperare quelli che stanno comprando altrove.
Gli errori degli ordini ribattuti
Chi ricopia sbaglia, e non per distrazione: sbaglia perché il cliente scrive "il solito raccordo da tre quarti", perché il codice del cliente non è il tuo codice, perché l'unità di misura nella mail è la confezione e nel gestionale è il pezzo. Su novantunmila righe ribattute a mano, un tasso di errore del due e mezzo per cento è normale, ed è anche ottimista quando il back office è sotto pressione il lunedì: sono circa duemiladuecento righe sbagliate l'anno.
Ogni riga sbagliata costa fra i quindici e i quaranta euro fra reso, secondo trasporto, nota di credito, telefonata e tempo del magazzino, e ogni tanto costa un cliente, quello a cui è arrivata la cosa sbagliata il giorno in cui aveva il cantiere aperto. Fino a cinquantacinquemila euro l'anno. È la voce che si abbatte meglio, perché nel riordino dallo storico il cliente non scrive niente: sceglie una riga che ha già comprato, e il codice è quello giusto per costruzione.
Gli sconti applicati a mano
È la voce più invisibile e spesso la più grossa. Quando le condizioni commerciali vivono in parte nel gestionale, in parte nel foglio Excel dell'ufficio commerciale e in parte nella testa degli agenti, il prezzo che finisce in fattura dipende da chi ha inserito l'ordine. Lo sconto di fascia applicato due volte, la promozione scaduta da tre settimane ancora concessa al telefono, il netto riservato a un cliente importante dato anche al suo vicino di cantiere perché "tanto è uguale", il trasporto non addebitato sotto il minimo d'ordine. Ciascuno di questi, da solo, sono pochi euro.
Messi insieme, in un distributore con queste caratteristiche fanno fra lo zero virgola due e lo zero virgola tre per cento del fatturato, e il margine di un distributore sta spesso fra il sei e il dieci per cento. Sui trentadue milioni di riferimento sono fino a novantacinquemila euro l'anno, che non escono come costo ma come margine che non è mai entrato. Si scopre solo confrontando, riga per riga, il prezzo fatturato con quello che le regole scritte avrebbero dato: nessuno lo fa, e per questo la voce non esiste.
Gli ordini che non arrivano
L'installatore finisce il lavoro alle sei e mezza di sera, apre il furgone e si accorge che per domattina gli mancano quattro pezzi. Il tuo back office chiude alle diciotto. Il tuo concorrente ha un portale dove vede prezzo e disponibilità e ordina dal telefono in due minuti, con la consegna in giornata. Non ti ha tradito: ha fatto quello che era più comodo. Se succede tre volte, quel cliente comincia a guardare lì anche prima di chiamare te.
Questa voce non ha una misura precisa, e non la invento. Quello che si vede, nelle aziende che hanno aperto un portale ben fatto, è una crescita delle righe ordinate fuori orario fra l'otto e il quindici per cento del totale del portale, e una parte di quelle righe prima andava altrove. Sul distributore di riferimento, stimando in ottocentomila euro il fatturato perso in un anno per questa ragione e un margine del dieci per cento, sono fino a ottantamila euro. Tienila come la voce più incerta del conto, e non usarla mai da sola per giustificare un progetto.
Gli agenti che fanno da centralino
Dodici agenti, e una parte della loro settimana non è vendere: è inserire ordini che il cliente detta, rispondere a "dov'è la mia merce", rimandare copie di fatture, controllare il fido prima di chiudere una vendita. Nella mia esperienza pesa fra il quindici e il venti per cento del loro tempo. L'agente non costa a ore, costa a provvigione, e quel tempo lo paghi due volte: nelle visite che non fa e nei clienti nuovi che non cerca.
Tradotto in margine, per dodici agenti, fino a trentamila euro l'anno. È anche la voce che fa più resistenza, e ci torno più avanti: se l'agente pensa che il portale gli porti via i clienti, lo boicotta, e ha ragione a pensarlo se nessuno gli ha spiegato come verrà pagato sugli ordini che il cliente fa da solo.
Il totale, per un distributore da trentadue milioni con ventunomila ordini l'anno, sta fra i sessantamila e i trecentotrentamila euro l'anno, e nessuna azienda prende tutte e cinque le voci al massimo. La forchetta è larga perché la variabile vera non è quanti ordini ricevi: è quanta parte di quegli ordini è lavoro ripetitivo che il cliente farebbe volentieri da solo, se glielo facessi fare bene. Fai il conto con i tuoi numeri, anche a occhio, su un foglio solo. Se il tuo totale sta sotto i venticinquemila euro l'anno, il portale non è il tuo problema più urgente, e più avanti ti dico qual è.
La quota di riordini ribattuti a mano: il numero che decide

Se dovessi tenere un solo numero di tutto l'articolo, terrei questo: delle righe d'ordine che il tuo back office ha ribattuto a mano negli ultimi dodici mesi, quante erano codici che quello stesso cliente aveva già comprato nei dodici mesi precedenti. La chiamo la quota di riordini ribattuti. Decide tutto, perché la funzione di un portale che rende di più, il riordino dallo storico con il prezzo netto già calcolato, lavora esattamente su quel numero, e se non sai quanto vale non puoi sapere quanto lavoro il portale ti toglierà davvero.
La ragione per cui questo numero conta più del numero di clienti, del numero di codici o del fatturato è che dice se il tuo back office sta facendo un lavoro che un sistema può fare meglio, oppure un lavoro che richiede una persona. Il numero di clienti da solo inganna: millequattrocento clienti che ordinano ogni volta cose diverse, magari su preventivo, non useranno mai un carrello. Il numero di ordini inganna anche lui, perché cento ordini da tre righe di materiale di consumo sono un'altra cosa rispetto a cento ordini da quaranta righe per un cantiere. La quota di riordini invece è difficile da truccare: o quel cliente aveva già comprato quel codice, o no.
Come si misura, in una giornata
Servono due cose, e la buona notizia è che ci sono quasi sempre entrambe. La prima è l'archivio delle righe d'ordine clienti degli ultimi due anni, con cliente, data, articolo, quantità e prezzo. Sta nel gestionale, perché gli ordini diventano bolle e fatture. La seconda è l'informazione su come è arrivato l'ordine, ed è qui che si scopre la prima cosa interessante: in molte aziende il canale non è registrato da nessuna parte. Non è un problema: si usa l'utente che ha inserito l'ordine. Se è una persona del back office, l'ordine è stato ribattuto; se è l'utente tecnico del collegamento con gli agenti o con i clienti grandi, no.
Se i dati stanno in un database, la misura è una query. Questa è la forma che uso su SQL Server. I nomi delle tabelle nel tuo sistema saranno diversi, la sostanza no:
-- Quota di riordini ribattuti: righe inserite a mano dal back office per codici
-- che lo stesso cliente aveva già comprato nei dodici mesi prima dell'ordine
WITH righe AS (
SELECT o.IdOrdine,
o.CodiceCliente,
o.DataOrdine,
o.Canale,
r.CodiceArticolo,
r.Quantita * r.PrezzoNetto AS Valore
FROM RigaOrdineCliente r
INNER JOIN OrdineCliente o ON o.IdOrdine = r.IdOrdine
WHERE o.DataOrdine >= DATEADD(MONTH, -12, CAST(GETDATE() AS date))
),
classificate AS (
SELECT r.*,
CASE WHEN EXISTS (
SELECT 1
FROM RigaOrdineCliente pr
INNER JOIN OrdineCliente po ON po.IdOrdine = pr.IdOrdine
WHERE po.CodiceCliente = r.CodiceCliente
AND pr.CodiceArticolo = r.CodiceArticolo
AND po.DataOrdine < r.DataOrdine
AND po.DataOrdine >= DATEADD(MONTH, -12, r.DataOrdine))
THEN 1 ELSE 0 END AS Riordino
FROM righe r
)
SELECT COUNT(*) AS RigheTotali,
SUM(CASE WHEN Canale = 'MANUALE' THEN 1 ELSE 0 END) AS RigheRibattute,
SUM(CASE WHEN Canale = 'MANUALE' AND Riordino = 1 THEN 1 ELSE 0 END) AS RiordiniRibattuti,
SUM(CASE WHEN Canale = 'MANUALE' AND Riordino = 1 THEN 1 ELSE 0 END) * 100.0
/ NULLIF(SUM(CASE WHEN Canale = 'MANUALE' THEN 1 ELSE 0 END), 0) AS QuotaRiordiniPercento
FROM classificate;Se il canale non esiste, sostituisci la condizione sul canale con quella sull'utente che ha inserito l'ordine. Su due anni di righe la query ci mette qualche secondo con un indice su cliente, articolo e data, qualche minuto senza. Lanciala di sera, oppure su una copia.
Poi fai il secondo passaggio, ed è quello che dice la verità: raggruppa la stessa misura per cliente e ordina i clienti per numero di righe ribattute. Scoprirai quasi sempre che il venti per cento dei clienti genera fra il sessanta e il settanta per cento del lavoro del back office. Quello è il perimetro del primo rilascio, e ne riparlo più avanti: il portale non si apre a millequattrocento clienti, si apre ai cento che ti fanno lavorare di più.
E c'è un terzo conto, il più convincente quando devi spiegare il progetto a un socio: prendi cinquanta ordini ribattuti a caso dell'ultimo mese, apri la mail o il messaggio da cui sono nati e cronometra quanto ci vuole a inserirli di nuovo. Moltiplica per gli ordini dell'anno. Non è un risparmio garantito, perché non tutti passeranno dal portale, ma è la cifra più concreta che puoi mettere sul tavolo, ed è fatta con i tuoi dati e non con quelli di chi vende il portale.
Tre precisazioni, perché la misura è facile da falsare senza volerlo. Non contare come riordino un codice comprato una volta sola tre anni fa: dodici mesi sono la finestra giusta per quasi tutti i settori, diciotto se vendi materiale stagionale. Non escludere gli ordini piccoli perché sono spiccioli: sono proprio quelli dove il costo di inserimento supera il margine della riga, e sono quelli che un portale assorbe meglio. E misura separatamente le tre famiglie di clienti, se le hai: installatori, rivenditori e imprese hanno quote molto diverse, e mescolarle produce una media che non descrive nessuno.
Nei distributori che non l'hanno mai misurata, il risultato sta spesso fra il cinquanta e il settantacinque per cento. Nei produttori che vendono a rivenditori sta un po' più in basso, e in chi vende prodotti configurati scende sotto il trenta.
Le quattro soglie, e che cosa puoi fare a ciascuna
Sotto il trenta per cento: i tuoi ordini non sono ripetitivi. Ogni ordine è una scelta nuova, spesso un'offerta che diventa conferma. Un portale fatto come un carrello qui rende poco sugli ordini, e rende invece sulle informazioni: stato della spedizione, documenti, disponibilità, ricambi. Se vendi prodotti configurati, il pezzo che ti serve prima è il configuratore, e il portale arriva dopo come canale per i riordini dei ricambi.
Dal trenta al cinquantacinque per cento: il portale rende se lo concentri. È la fascia più comune fra i produttori che vendono a rivenditori. La quota media nasconde clienti molto ripetitivi accanto a clienti che ordinano sempre cose diverse. Con un primo rilascio aperto ai clienti dove la quota supera il sessanta per cento, riordino dallo storico e prezzo netto visibile, il portale si ripaga, e gli altri arrivano quando vedono che funziona.
Oltre il cinquantacinque per cento: il back office sta facendo il lavoro di una funzione software. Non è inefficienza delle persone: è che il cliente non ha un altro modo di dirti "lo stesso della volta scorsa". Qui il portale rende quasi sempre, e il rischio non è il ritorno ma l'adozione: il progetto fallisce se i clienti non lo usano, e i clienti non lo usano se il prezzo che vedono non è il loro o se la disponibilità è sbagliata.
Mai misurato: non lo sai. È il caso più comune, e non è una colpa: quel numero non lo chiede nessuno, né il commercialista né chi ti vende il portale, che anzi preferisce non saperlo. Ed è anche il caso migliore, perché la misura costa una giornata e ti dice, prima di spendere un euro, se hai un problema da trentamila o da trecentomila euro l'anno.
Il listino è il progetto, non la grafica
Ogni portale B2B che ho visto fallire è fallito per la stessa ragione, e non era l'aspetto: il cliente ha visto un prezzo che non era il suo. Lo ha visto più alto, e ha telefonato per chiedere. Lo ha visto più basso, ha ordinato, e poi ha trovato in fattura un'altra cifra. Dopo due volte smette di fidarsi, e un cliente che non si fida del prezzo online torna alla mail, questa volta con una ragione in più. Il carrello, le fotografie, i filtri per famiglia sono la parte che si vede nelle dimostrazioni. Il prezzo netto giusto è la parte che decide se il progetto esiste.
Il problema è che nelle aziende che vendono ad altre aziende il prezzo non è un numero, è un calcolo. C'è il listino base, a volte due, uno per gli installatori e uno per i rivenditori. Ci sono le fasce di sconto, spesso per famiglia di prodotto e non per cliente. Ci sono i netti concordati con i clienti importanti su certi codici. Ci sono gli scaglioni di quantità, le promozioni a tempo, le campagne per un gruppo di clienti, i premi di fine anno che non stanno in fattura, il trasporto gratuito sopra un minimo d'ordine. E c'è la parte che non sta scritta da nessuna parte: lo sconto in più che l'agente concede a voce per chiudere.
Una regola sola, scritta, uguale per tutti i canali
La prima domanda da farsi non è quale portale comprare, ma se oggi il prezzo di una riga d'ordine è lo stesso quando la inserisce il back office, quando la inserisce l'agente e quando la calcola il gestionale in fattura. In più della metà delle aziende che guardo la risposta è no, e nessuno lo sa finché qualcuno non mette due canali uno accanto all'altro. Un portale collegato a quel caos lo rende visibile al cliente, cioè lo peggiora.
La soluzione non è sofisticata, è disciplinata: una sola funzione decide il prezzo, con un ordine di precedenza scritto, e tutti i canali la chiamano. Nel gestionale, se il gestionale lo sa fare bene; in un servizio a parte, se il gestionale non lo sa fare o se le regole sono troppe. Questa è la forma che uso quando la costruisco, ridotta all'essenziale:
using System;
using System.Collections.Generic;
using System.Linq;
public enum Origine { NettoCliente, Promozione, ScontoFascia, Listino }
public sealed record RegolaPrezzo(
Origine Origine,
string? CodiceCliente,
string? FasciaCliente,
string? Famiglia,
string? CodiceArticolo,
decimal QuantitaMinima,
DateOnly ValidaDa,
DateOnly ValidaA,
decimal? PrezzoNetto,
decimal? ScontoPercento);
public sealed record PrezzoCalcolato(decimal Prezzo, Origine Origine, RegolaPrezzo? Regola);
public static class MotorePrezzi
{
// Una sola funzione decide il prezzo, e la chiamano il portale, gli agenti e il back office
public static PrezzoCalcolato Calcola(
string codiceCliente, string fasciaCliente, string codiceArticolo, string famiglia,
decimal prezzoListino, decimal quantita, DateOnly data, IEnumerable<RegolaPrezzo> regole)
{
var candidati = regole
.Where(r => r.ValidaDa <= data && data <= r.ValidaA && quantita >= r.QuantitaMinima)
.Where(r => r.CodiceCliente is null || r.CodiceCliente == codiceCliente)
.Where(r => r.FasciaCliente is null || r.FasciaCliente == fasciaCliente)
.Where(r => r.CodiceArticolo is null || r.CodiceArticolo == codiceArticolo)
.Where(r => r.Famiglia is null || r.Famiglia == famiglia)
.Select(r => new PrezzoCalcolato(Applica(r, prezzoListino), r.Origine, r))
.ToList();
// Il netto concordato con il cliente vince anche su una promozione più bassa:
// è un patto scritto, e il cliente deve ritrovarlo uguale in fattura
var netto = candidati
.Where(c => c.Origine == Origine.NettoCliente)
.OrderByDescending(c => c.Regola!.QuantitaMinima)
.FirstOrDefault();
if (netto is not null)
{
return netto;
}
return candidati
.Append(new PrezzoCalcolato(prezzoListino, Origine.Listino, null))
.OrderBy(c => c.Prezzo)
.ThenBy(c => c.Origine)
.First();
}
private static decimal Applica(RegolaPrezzo regola, decimal prezzoListino) =>
regola.PrezzoNetto
?? Math.Round(prezzoListino * (1 - (regola.ScontoPercento ?? 0m) / 100m), 4, MidpointRounding.AwayFromZero);
}Il codice non è la parte interessante, lo è la regola che contiene. Prendi una valvola a sfera con un listino di dodici euro e cinquanta. Un installatore di fascia B ha il trentotto per cento di sconto sulla famiglia valvole, e la paga sette e settantacinque. Questo mese c'è una promozione a sette e dieci sopra i dieci pezzi, e se ne ordina venti la paga sette e dieci. Il cliente grosso della zona ha un netto concordato a sette e quaranta, e paga sette e quaranta anche se la promozione è più bassa, perché quel netto è un patto annuale e non una gara al ribasso. Puoi decidere che la regola sia diversa, per esempio che vinca sempre il prezzo più basso. Quello che non puoi fare è lasciare che la regola cambi a seconda di chi inserisce l'ordine.
E la funzione restituisce anche da dove viene il prezzo. Sembra un dettaglio ed è la cosa che fa risparmiare più telefonate: se il cliente vede accanto al prezzo "netto concordato" o "promozione fino al 7 ottobre", non chiama per chiedere perché la settimana scorsa costava di più.
Lo sconto a voce dell'agente
Resta la parte che non sta scritta, ed è una decisione commerciale prima che tecnica. Le aziende che hanno un portale funzionante l'hanno risolta in uno di due modi. O l'agente ha un margine di manovra dichiarato, per esempio fino al tre per cento in più su certe famiglie, che inserisce lui nel sistema e che resta visibile al cliente per un periodo definito. O lo sconto a voce sparisce, e diventa un netto concordato con una scadenza. Il modo che non funziona è quello che c'è quasi sempre, cioè lo sconto concesso al telefono e applicato a mano dal back office quando ribatte l'ordine: con il portale quella riga non la ribatte più nessuno, e il cliente la paga a prezzo pieno.
Il collegamento con il gestionale: dove si rompe davvero

Il gestionale resta la fonte di verità per quasi tutto: clienti, articoli, prezzi, giacenze, ordini, documenti, scadenze. Il portale è una finestra su quei dati più un posto dove nasce l'ordine. Detto così sembra semplice, e il preventivo del collegamento è spesso la riga più sottovalutata dell'intero progetto. I flussi sono otto, e ognuno ha una direzione, una frequenza e un modo tipico di rompersi.
Anagrafiche clienti e destinazioni. Dal gestionale al portale, una volta al giorno basta. Si rompe quando lo stesso cliente ha tre codici, uno per sede, e il portale non sa quale mostrare. Va deciso prima chi è l'utente del portale: la ragione sociale, la singola sede o la persona che ordina, e quasi sempre la risposta giusta è la persona, legata a una o più destinazioni.
Articoli, descrizioni e immagini. Dal gestionale, o da un archivio prodotti a parte, al portale. Si rompe su una cosa sola, e sempre: le descrizioni del gestionale sono scritte per il magazzino, abbreviate, piene di sigle interne, e il cliente non trova "raccordo ottone 3/4 MF" cercando "raccordo tre quarti maschio femmina". Pulire le descrizioni dei primi duemila codici più venduti è il lavoro più noioso del progetto, e vale più di qualunque motore di ricerca.
Prezzi netti. Dal gestionale al portale, oppure calcolati al momento dalla funzione unica di cui ho parlato. Si rompe quando il portale ha la sua copia delle regole e il gestionale la sua, e le due divergono alla prima promozione. Una sola fonte, sempre.
Disponibilità. Dal gestionale al portale, ogni cinque o quindici minuti, e al netto dell'impegnato. Si rompe quando il portale mostra la giacenza fisica e non quella disponibile, cioè quella già promessa ad altri ordini: il cliente ordina venti pezzi che risultano a magazzino, ma sono già tutti impegnati, e la consegna salta. Se hai più magazzini, decidi prima quale disponibilità mostrare a quale cliente. La parte di giacenza e impegnato l'ho descritta per esteso in software gestione magazzino.
Ordini. Dal portale al gestionale, subito, con una conferma che torna indietro. È il flusso che tutti progettano e che quasi tutti progettano male in un punto: l'ordine arrivato e non importato. Se il collegamento si ferma alle undici di sera, a mezzanotte il cliente deve ancora vedere l'ordine come ricevuto e non ancora confermato, e il mattino dopo qualcuno deve trovare un elenco degli ordini in attesa, non una mail di errore finita nello spam.
Stato dell'ordine, bolle e tracciamento. Dal gestionale al portale, a ogni cambio di stato. È la funzione che toglie più telefonate dopo il prezzo, perché "dov'è la mia merce" è la domanda che il back office sente di più. Se consegni con mezzi tuoi, qui entra anche il giro di consegna, e il legame con la pianificazione dei viaggi l'ho trattato in software gestione trasporti.
Fatture, note di credito e scadenze. Dal gestionale al portale, una volta al giorno. Si rompe raramente ed è molto apprezzato: il cliente che si scarica da solo la fattura di marzo è un cliente che non chiama l'amministrazione.
Fido e blocchi amministrativi. Dal gestionale al portale, prima di confermare ogni ordine. È il flusso che nessuno mette nel preventivo e quello che fa litigare il commerciale con l'amministrazione il primo mese. Il portale deve sapere se quel cliente può ordinare, e fino a quanto, e deve dirglielo in modo educato. Un cliente bloccato che ordina online e scopre il blocco il giorno dopo al telefono è peggio di un cliente senza portale.
La prova per capire se il collegamento regge: prendi un ordine inserito dal portale e seguilo a mano fino alla fattura, cambiando nel frattempo il prezzo di un articolo, facendo scendere la giacenza sotto la quantità ordinata e bloccando il cliente per un insoluto. Se in tutti e tre i casi il cliente vede la cosa giusta nel momento giusto senza che nessuno intervenga, il collegamento è fatto. Se no, hai trovato dove si romperà il primo mese.
Perché i clienti non lo usano, e come si porta a usarlo

Il distributore del lunedì mattina aveva fatto quello che fanno quasi tutti: portale pronto, mail a tutti i millequattrocento clienti con le credenziali, un banner sul sito, e poi attesa. Dopo un anno lo usavano quarantuno clienti, e quasi tutti per scaricare le fatture. Il grafico mostra la differenza fra quella strada e l'altra, ed è la differenza più grande di tutto il progetto, più grande di qualunque scelta tecnica.
I clienti professionali non adottano uno strumento perché esiste. Lo adottano quando è più veloce del modo che usano oggi, e il modo che usano oggi è mandare un messaggio a una persona che conoscono e che risolve tutto. Per battere quel messaggio, il portale deve fare tre cose meglio: farti ordinare quello che compri sempre in meno di un minuto, dirti il prezzo vero e la disponibilità vera senza chiedere, e non farti sbagliare. Tutto il resto viene dopo.
Le funzioni che portano i clienti
Il riordino dallo storico. L'elenco dei codici che quel cliente ha comprato, ordinati per frequenza, con il prezzo netto di oggi e un campo quantità accanto a ciascuno. È la funzione che conta di più e quella che nelle dimostrazioni si vede meno, perché non fa effetto. Per un installatore che compra sempre gli stessi quaranta codici vale più di tutto il catalogo.
L'ordine veloce per codice, e il caricamento di un file. Chi ha un magazzino suo e un gestionale suo vuole incollare venti righe con codice e quantità, o caricare un file, non cercare prodotti uno per uno. Se vendi a rivenditori è la seconda funzione per importanza, e va accettato anche il codice del cliente, non solo il tuo.
Il telefono prima dello schermo grande. L'installatore ordina dal furgone, alle sette di sera, con il pollice. Se il riordino non funziona bene su un telefono, per quella famiglia di clienti il portale non esiste.
Il prezzo e la disponibilità nella ricerca, non nella scheda. Il cliente che deve aprire ogni scheda prodotto per sapere quanto costa e se c'è torna al telefono dopo tre ricerche.
I primi cento clienti, uno per uno
La strada che funziona è quasi l'opposto della mail a tutti. Si prendono i cento clienti che generano più righe ribattute, quelli usciti dalla misura, e si aprono solo a loro. A ciascuno una persona del back office o l'agente dedica venti minuti, di persona o in videochiamata: gli crea l'utente, gli fa fare il primo riordino dal suo storico mentre è lì, gli mostra dove vede lo stato della merce. Poi per un mese, quando quel cliente manda un ordine per mail, il back office lo inserisce come sempre ma risponde con due righe: fatto, e la prossima volta lo trovi già pronto qui.
Non è una campagna, è un'abitudine da spostare, e le abitudini si spostano un cliente alla volta. Con questa strada, nelle aziende che l'hanno fatta con disciplina, dopo diciotto mesi fra il quaranta e il cinquantacinque per cento delle righe d'ordine passa dal portale. Con la mail a tutti si resta sotto il dieci. Il costo della prima strada sono circa trentacinque ore di back office e agenti in tre mesi, cioè meno di una settimana di lavoro di una persona.
Gli agenti, cioè la resistenza che nessuno mette nel piano
L'agente vede il portale come una minaccia, e da dove sta lui ha ragione: se il cliente ordina da solo, a che cosa serve l'agente, e soprattutto chi prende la provvigione? Se questa domanda non ha una risposta scritta prima dell'apertura, l'agente farà quello che farebbe chiunque: dirà ai suoi clienti che il portale ha i prezzi sbagliati, e continuerà a prendere gli ordini a voce.
La risposta che funziona è semplice: gli ordini fatti dal portale dai clienti di un agente pagano la provvigione a quell'agente, come se li avesse presi lui. Costa zero, perché la provvigione la pagavi già, e cambia la posizione dell'agente da nemico a promotore: il tempo che non passa a dettare ordini lo usa per visitare clienti nuovi, e i suoi clienti ordinano di più perché ordinano quando serve. Aggiungi che l'agente veda nel portale quello che vedono i suoi clienti, carrelli abbandonati compresi, e ti ritrovi con dodici persone che spingono il progetto invece di frenarlo.
Quanto costa un portale B2B: modulo, piattaforma o su misura

Le cifre che seguono sono quelle che vedo sul mercato italiano per aziende fra i venti e i duecento dipendenti, e sono cifre complete: non il prezzo di listino, ma quello che l'azienda tira fuori davvero nel primo anno, avviamento, pulizia dei dati e collegamento compresi.
Il portale del gestionale che hai già
Molti gestionali diffusi fra le PMI italiane hanno un modulo per il portale clienti o per l'ecommerce B2B, venduto dallo stesso fornitore. Costa fra gli ottomila e i trentamila euro di avviamento più un canone fra i centocinquanta e i seicento euro al mese. Il vantaggio è enorme e spesso sottovalutato: prezzi, disponibilità, fido e documenti sono già quelli del gestionale, e il collegamento, cioè la parte che negli altri casi costa di più, non esiste. Il limite è quasi sempre l'esperienza del cliente: ricerche lente, riordino scomodo, telefono trascurato. Chiedi di provarlo su un telefono, con un utente vero di un tuo cliente, prima di guardare altro.
Una piattaforma B2B in abbonamento
Fra i trecento e i duemila euro al mese, a seconda del numero di clienti, di codici e delle funzioni, e alcune aggiungono una percentuale sul transato che su trentadue milioni diventa la voce principale: leggi il contratto su quel punto prima di tutto il resto. Sopra c'è l'avviamento, fra i quindici e i sessantamila euro, che è quasi tutto tre lavori: portare dentro catalogo e descrizioni, ricostruire le regole di prezzo nella piattaforma, e collegarla al gestionale in entrambe le direzioni. L'esperienza del cliente è di solito molto buona, perché è il mestiere di chi la vende.
Chiedi tre cose prima di firmare, e mettile per iscritto: se le regole di prezzo vivono nella piattaforma o vengono lette dal gestionale, quanto costa il collegamento il secondo anno quando il fornitore del gestionale rilascia una versione nuova, e che cosa succede ai dati dei tuoi clienti, utenti e storici compresi, se disdici. La prima è quella che decide se fra due anni avrai due listini che divergono.
Un portale su misura
Parte da trentacinquemila euro per il nucleo che serve davvero: utenti per cliente e destinazione, catalogo con prezzo netto calcolato da un'unica funzione, disponibilità al netto dell'impegnato, riordino dallo storico, ordine veloce per codice, ordine che entra nel gestionale con conferma, stato della merce, bolle e fatture scaricabili, fido verificato prima della conferma, tutto pensato prima per il telefono. Arriva a centocinquantamila con campagne e preordini, resi gestiti online, area agenti, pagamenti, più lingue, collegamento con il configuratore e scambio di file con i clienti grandi. Aggiungi ogni anno il quindici o venti per cento per la manutenzione, e mettilo nel conto dall'inizio: un portale su misura senza manutenzione è un debito che scade al primo aggiornamento del gestionale.
La soglia in euro
La regola che uso, e che vale per la maggior parte delle aziende italiane sotto i duecento dipendenti: sotto i ventimila euro l'anno di spesa complessiva per il portale, fra canone, commissioni e avviamento distribuito sugli anni, vince quasi sempre il modulo del gestionale o la piattaforma in abbonamento. Sopra, la matematica cambia, ma più lentamente che in altri progetti, come mostra il grafico: il pareggio fra le due strade cade fra il quarto e il quinto anno, e il su misura conviene davvero solo se il portale lo tieni a lungo e lo fai crescere.
Per questo la soglia in euro non basta da sola, e ci sono tre casi in cui il su misura vince anche sotto quella cifra. Quando le regole di prezzo sono così articolate che nessuna piattaforma le rappresenta senza personalizzazioni, e allora paghi il su misura dentro il prodotto, a tariffa più alta e senza possederlo. Quando il portale deve parlare con più sistemi insieme, tipicamente gestionale, magazzino e configuratore, e il collegamento pesa più della piattaforma. E quando la piattaforma prende una percentuale sul transato e il transato è alto: con trenta milioni che passano online, anche lo zero virgola cinque per cento è una cifra che paga un portale su misura ogni anno.
E c'è un caso in cui il prodotto vince sempre, anche sopra la soglia: quando in azienda nessuno ha il tempo e l'autorità di seguire il progetto e soprattutto l'adozione dei clienti per sei mesi. Un portale su misura bellissimo che usano quaranta clienti costa più di una piattaforma mediocre che ne usano quattrocento.
Le domande da fare prima di firmare, e la prova dei cento ordini
Le dimostrazioni sono costruite per far vedere quello che il prodotto fa bene: un catalogo con belle fotografie, un carrello fluido, un cliente di esempio con un listino semplice. Sono sei le domande che spostano la conversazione dal prodotto al tuo problema, e conviene farle nell'ordine.
Dove vive la regola che calcola il prezzo netto, e che cosa succede quando cambio una promozione nel gestionale? Se la risposta è che le regole vanno ricreate nella piattaforma, chiedi chi le terrà allineate e quanto costa quel lavoro all'anno.
La disponibilità che vede il cliente è la giacenza o il disponibile, e ogni quanto si aggiorna? Se la risposta è la giacenza, una volta a notte, il primo mese avrai clienti arrabbiati per consegne saltate.
Che cosa vede il cliente se il collegamento con il gestionale è fermo? Chiedi di vedere il caso storto, non quello dritto: ordine inviato mentre il gestionale è in manutenzione, articolo cancellato con un ordine aperto, cliente bloccato che ha già un carrello pieno.
Come si fa il riordino dallo storico su un telefono? Fallo fare a te, in piedi, con una mano. Se ci metti più di un minuto per dieci righe, i tuoi installatori non lo useranno.
Chi è il padrone dell'anagrafica clienti? Due sistemi che possono entrambi creare un cliente producono in sei mesi centinaia di doppioni. Il cliente nuovo nasce nel gestionale, sempre, e il portale lo riceve.
Se domani smetto, che cosa mi porto via? Non basta l'export in Excel degli ordini: servono utenti, preferenze, carrelli salvati, storici e le regole di prezzo, in un formato riutilizzabile.
Poi c'è la prova che consiglio sempre, e che quasi nessuno fa. Dai al fornitore cento ordini veri dell'ultimo mese, presi fra quelli ribattuti a mano, con dentro tre clienti di fasce diverse, un netto concordato, una promozione che si sovrappone, un articolo con disponibilità parziale e un cliente bloccato dall'amministrazione. Chiedigli di caricare quei clienti e quelle regole e di rifare gli ordini dal portale, con una persona del tuo back office seduta accanto. Poi guarda tre cose: se il prezzo di ogni riga è identico a quello della fattura che hai emesso davvero; se il back office riesce a spiegare al cliente perché un prezzo è quello senza aprire il gestionale; se il cliente bloccato scopre il blocco prima di inviare l'ordine e non dopo.
Non è una prova di funzionalità, è una prova di metodo: guardi quante domande ti fa il fornitore sulle tue regole commerciali, quali eccezioni propone di togliere e quanto ci mette. Se i cento ordini tornano al centesimo, hai trovato il fornitore. Se non tornano, hai scoperto dove sta il problema prima di pagarlo, e il problema quasi mai è del software: sono regole di prezzo che nessuno ha mai scritto, o sconti che esistono solo nella testa di chi ribatte gli ordini.
Le tre cose da sistemare prima di comprare qualsiasi cosa
Ci sono tre lavori che costano poco, si fanno in poche settimane e senza i quali qualunque portale B2B rende la metà: scrivere le regole di prezzo, pulire i codici che i clienti comprano davvero, e decidere che cosa succede agli agenti. Vanno fatti prima, non dopo, perché dopo il progetto è già partito e le scelte le fa chi configura, cioè qualcuno che non ha mai parlato con un tuo installatore.
Le regole di prezzo scritte in una tabella. Non un documento da avvocato: una tabella che dice quali listini esistono, quali fasce di sconto e su quali famiglie, quali netti concordati e con quale scadenza, quali promozioni e come si sovrappongono, e l'ordine di precedenza quando più regole valgono insieme. Poi prendi duecento righe fatturate il mese scorso e ricalcola il prezzo con la tabella. Le righe che non tornano sono il tuo sconto a voce, e scoprirai quasi sempre che valgono più di quanto pensavi. È il lavoro che rende di più dei tre, e rende anche se il portale non lo farai mai.
I primi duemila codici, puliti. Dalla misura dei riordini esce l'elenco dei codici che i tuoi clienti comprano davvero, ed è molto più corto del catalogo: spesso duemila su trentottomila fanno l'ottanta per cento delle righe. Per quei codici servono una descrizione che un cliente capisce, l'unità di vendita giusta, la confezione minima, una fotografia decente e, se lo hai, il codice del produttore. Due persone per tre settimane. Gli altri trentaseimila codici possono aspettare.
Gli agenti e il back office, per iscritto. Come vengono pagati gli agenti sugli ordini che i clienti fanno da soli, che margine di manovra hanno sul prezzo e come lo inseriscono, chi del back office segue i primi cento clienti e con quale obiettivo. Una pagina, discussa con loro prima, non annunciata dopo. Se questa pagina non c'è, il progetto ha dodici oppositori prima di cominciare.
Aggiungo un modo di partire che non è un lavoro ma una scelta: comincia da una famiglia di clienti sola, quella con la quota di riordini più alta, e falla girare per tre mesi prima di aprire alle altre. Le aziende che aprono a tutti i clienti con tutto il catalogo e tutte le funzioni arrivano al terzo mese con un portale usato da pochi e un elenco di lamentele sui prezzi, e la seconda apertura è molto più dura, perché a quel punto i clienti sanno già che quella cosa non funzionava.
Se il tuo totale delle cinque voci stava sotto i venticinquemila euro l'anno, ecco il tuo problema più urgente: sono questi tre lavori, non il portale. Soprattutto il primo. Scrivi le regole di prezzo, ricalcola le righe fatturate, e solo dopo guarda i prodotti.
Da dove si comincia
Si comincia da un primo rilascio piccolo, perché un portale B2B non è un progetto informatico: è un progetto che sposta un'abitudine dei tuoi clienti e un pezzo di lavoro del tuo back office, e le abitudini si spostano bene quando si spostano poco alla volta. Il primo rilascio che funziona quasi sempre è questo. I cento clienti con più righe ribattute. Il loro prezzo netto, calcolato da un'unica funzione che usa anche il gestionale. La disponibilità al netto dell'impegnato, aggiornata ogni quarto d'ora. Il riordino dallo storico e l'ordine veloce per codice, pensati per il telefono. L'ordine che entra nel gestionale senza essere ribattuto, con la conferma che torna al cliente. Lo stato della merce e i documenti scaricabili. Il fido verificato prima dell'invio. Un rapporto solo, il primo lunedì del mese, con la quota di righe passate dal portale per quei cento clienti, le righe ancora ribattute a mano e i dieci clienti che hanno smesso di usarlo. Nient'altro.
Con quel perimetro sei operativo in poche settimane con il modulo del gestionale, in due o tre mesi con una piattaforma o con un portale su misura. Da quel momento la misura della quota di riordini ribattuti la rifai ogni mese, prima su quei cento clienti e poi su tutti. Se scende, il progetto sta funzionando. Se non scende, il problema è in un prezzo che il cliente non riconosce, in una disponibilità sbagliata o in un agente che non ci crede, e nessuna funzione in più lo aggiusterà. Tutto il resto, le campagne, i preordini, i resi online, l'area agenti, lo scambio di file con i clienti grandi, si costruisce sopra un canale di cui i clienti si fidano, e costa meno perché a quel punto sai che cosa ti serve davvero.
Il direttore commerciale del lunedì mattina, alla fine, non ha rifatto il portale per i primi due mesi. Ha scritto la tabella delle regole di prezzo, e ricalcolando duecento righe fatturate ha scoperto che una su nove non tornava, quasi sempre per uno sconto dato a voce e mai registrato. Ha pulito millenovecento codici. Ha deciso che gli ordini dal portale pagavano la provvigione all'agente del cliente, e l'ha detto ai dodici agenti in una riunione prima che se lo chiedessero. Poi ha riaperto il portale, che nel frattempo era stato ricostruito intorno al gestionale che l'azienda aveva già, ai centodieci clienti che gli davano più lavoro, uno per uno. Dopo quindici mesi il quarantotto per cento delle righe d'ordine arriva dal portale, il back office ha smesso di fare gli straordinari del lunedì e due delle sei persone seguono i clienti che stavano comprando meno. La casella di posta del lunedì alle nove e un quarto ha ventidue messaggi, e quasi nessuno è un ordine.
Se stai facendo questo conto adesso e vuoi capire da che parte della soglia sei prima di spendere qualcosa, mandami due pagine: come arrivano oggi i tuoi ordini e chi li inserisce, come sono fatte le tue regole di prezzo e quale gestionale usi, più i due numeri della prova, cioè le righe d'ordine degli ultimi dodici mesi e quanta parte di quelle ribattute a mano erano riordini. In mezz'ora ti dico se il tuo è un problema di regole di prezzo da scrivere, di modulo del gestionale che hai già, di piattaforma in abbonamento o di su misura. Nei casi in cui il problema sono le regole e non il software te lo dico lo stesso, perché un cliente che compra la cosa sbagliata torna arrabbiato. Puoi chiedere una consulenza per fare quel conto insieme, oppure guardare come lavoriamo sul software gestionale su misura.
Se invece stai ancora inquadrando il problema, tre letture che stanno intorno a questa. Che cosa succede alla disponibilità che il cliente vede sul portale, fra giacenze, impegnato e prelievi, sta in software gestione magazzino. Se vendi prodotti che il cliente deve scegliere fra varianti prima di ordinare, il pezzo che viene prima del portale è in configuratore di prodotto. E se vuoi sapere quanto margine lasciano davvero gli sconti applicati a mano, cliente per cliente, prima di decidere da dove partire, la risposta è in software controllo di gestione.
Domande frequenti
Dipende dalla strada. Il modulo portale del gestionale che hai già costa fra gli ottomila e i trentamila euro di avviamento più un canone fra i centocinquanta e i seicento euro al mese, e non richiede collegamento. Una piattaforma B2B in abbonamento costa fra i trecento e i duemila euro al mese, a volte con una percentuale sul transato, più un avviamento fra i quindici e i sessantamila euro che è quasi tutto catalogo, regole di prezzo e collegamento al gestionale. Un portale su misura parte dai trentacinquemila euro per prezzi netti per cliente, disponibilità, riordino dallo storico, ordini nel gestionale, documenti e fido, e arriva a centocinquantamila con campagne, resi, area agenti e pagamenti, più il quindici o venti per cento l'anno di manutenzione.
Nel linguaggio comune sono sinonimi. Nella pratica di un progetto l'ecommerce B2B nasce per vendere: fa trovare i prodotti, spinge le promozioni, cerca clienti nuovi, e si misura sul fatturato in più, che è difficile da attribuire. Il portale B2B nasce per servire: toglie lavoro al back office e agli agenti, rende il cliente autonomo su prezzi, disponibilità, stato della merce e documenti, porta l'ordine nel gestionale senza ribatterlo, e si misura su ore ed errori in meno, che si contano con precisione. Nelle PMI conviene quasi sempre partire dal servizio.
Si prendono le righe d'ordine clienti degli ultimi dodici mesi e si separano quelle inserite a mano dal back office, usando il canale o l'utente che ha inserito l'ordine. Per ciascuna si guarda se lo stesso cliente aveva già comprato lo stesso codice nei dodici mesi precedenti. La quota di riordini fra le righe ribattute è il numero che decide: sotto il trenta per cento il portale rende poco sugli ordini, oltre il cinquantacinque rende quasi sempre. Poi si raggruppa per cliente: di solito il venti per cento dei clienti genera fra il sessanta e il settanta per cento del lavoro, ed è il perimetro del primo rilascio.
Per tre ragioni quasi sempre. Il prezzo che vedono non è il loro netto, quindi telefonano o smettono di fidarsi. La disponibilità è la giacenza e non il disponibile, quindi le consegne saltano. E riordinare dal telefono è più lento che mandare un messaggio al back office. A queste si aggiunge l'apertura sbagliata: una mail con le credenziali a tutti i clienti porta sotto il dieci per cento delle righe in diciotto mesi, mentre aprire ai cento clienti più attivi accompagnandoli uno per uno porta fra il quaranta e il cinquantacinque per cento. E gli agenti vanno pagati anche sugli ordini fatti dal portale, altrimenti lo boicottano.
Da tre lavori che vengono prima di qualunque acquisto: scrivere in una tabella tutte le regole di prezzo con l'ordine di precedenza e ricalcolare duecento righe fatturate per scoprire gli sconti dati a voce; pulire descrizioni, unità di vendita e fotografie dei duemila codici che i clienti comprano davvero; e decidere per iscritto come vengono pagati gli agenti sugli ordini del portale. Poi un primo rilascio ai cento clienti con più righe ribattute, con prezzo netto, disponibilità al netto dell'impegnato, riordino dallo storico pensato per il telefono, ordine nel gestionale, stato della merce, documenti e fido.
Sotto i ventimila euro l'anno di spesa complessiva per il portale vince quasi sempre il modulo del gestionale o la piattaforma in abbonamento, e il pareggio fra le due strade cade fra il quarto e il quinto anno. Il su misura ha senso in tre casi: quando le regole di prezzo sono così articolate che nessuna piattaforma le rappresenta senza personalizzazioni; quando il portale deve parlare con gestionale, magazzino e configuratore insieme e il collegamento pesa più della piattaforma; e quando la piattaforma prende una percentuale sul transato e il transato è alto. Se in azienda nessuno può seguire l'adozione dei clienti per sei mesi, vince il prodotto.
