Software gestione rifiuti: costi, RENTRI e soglia
Matteo Migliore

Matteo Migliore è un imprenditore e architetto software con oltre 27 anni di esperienza nello sviluppo di soluzioni basate su .NET e nell'evoluzione di architetture applicative per imprese e organizzazioni di alto profilo.

Ha guidato progetti enterprise, formato centinaia di sviluppatori e aiutato aziende di ogni dimensione a semplificare la complessità trasformando il software in guadagni per il business.

La responsabile amministrativa di un'azienda di trattamenti galvanici in provincia di Brescia, ottantacinque dipendenti su due unità locali, ogni venerdì pomeriggio fa la stessa cosa. Apre le bolle della pesa, le fotografie dei formulari che l'autista le ha mandato su WhatsApp, il foglio di calcolo dove il capo reparto segna i cassoni pieni, e ribatte tutto nel programma del consulente ambientale. Poi, a fine mese, confronta le fatture dello smaltitore con i pesi che ha scritto lei. Quasi mai tornano, e quasi mai ha il tempo di capire perché. Se stai cercando un software gestione rifiuti, in questo articolo trovi il modo di capire che cosa ti serve davvero, quanto ti costa oggi non averlo e quanto ti restituirà, con un numero invece che con una sensazione.

Trovi che cosa è cambiato con il RENTRI e il formulario digitale, tradotto in date e in dati da tenere, il conto vero di quanto costano i rifiuti gestiti fra consulente, carta e fatture, il numero unico che dice se un software ti farà risparmiare o ti darà solo un registro più ordinato, la regola del deposito temporaneo scritta in codice, il punto in cui si perdono i soldi fra il peso in partenza e il peso a destino, le fasce di prezzo reali fra i servizi gratuiti del RENTRI, un prodotto in abbonamento e un sistema su misura, e la soglia oltre cui la matematica cambia.

Scrivo software dal 1999, e i rifiuti li ho incontrati quasi sempre di sbieco: progettando un gestionale di produzione che doveva sapere quanti scarti usciva da ogni linea, un sistema di magazzino che doveva distinguere il materiale da rilavorare da quello da buttare, un'integrazione fra una pesa a ponte e un ERP. Ogni volta scoprivo la stessa cosa. Il dato del rifiuto nasceva in fabbrica, in un sistema che l'azienda aveva già, e poi veniva riscritto a mano due o tre volte prima di arrivare al registro. Ogni passaggio a mano era un errore possibile e un'ora persa.

La cosa che ho imparato, e che spiega perché tante aziende comprano un gestionale dei rifiuti e dopo un anno lavorano quanto prima, è questa: il numero che decide non è quanti formulari emetti, è quanta parte dei movimenti di rifiuto nasce da un dato ribattuto a mano invece che da un evento già registrato in un sistema che hai. Un registro perfetto riempito copiando le bolle della pesa è un registro ordinato. Non è un registro che costa meno, e non ti dice niente su come spendere meno in smaltimento.

Che cos'è un software gestione rifiuti, e che cosa non è

Un software gestione rifiuti, per un'azienda che i rifiuti li produce, è il sistema che tiene insieme tre cose che oggi, nella maggior parte delle piccole e medie imprese, vivono in posti diversi. La prima sono gli adempimenti: il registro cronologico di carico e scarico, il formulario di identificazione del rifiuto che accompagna ogni trasporto, la trasmissione dei dati al RENTRI e la dichiarazione annuale. La seconda sono i fatti fisici: quanto rifiuto è uscito da quale reparto, in quale contenitore, con quale codice, quando è stato pesato e quando è partito. La terza sono i soldi: quanto hai pagato per ogni ritiro, a quale prezzo per tonnellata, su quale peso, e quanto hai incassato dai rottami e dai materiali che hanno un valore.

Se hai la prima e ti mancano le altre due hai un registro digitale. È un obbligo, ed è un passo avanti rispetto al registro di carta vidimato in camera di commercio. Ma il registro guarda la legge, non l'azienda: ti dice che hai caricato duemilaquattrocento chili di fanghi il 12 marzo, non ti dice da quale vasca venivano, perché sono aumentati del trenta per cento rispetto all'anno prima, né se la fattura del ritiro corrisponde al peso vero. Ed è la seconda e la terza informazione quelle che determinano il costo.

Registro, formulario e gestione: tre cose che tutti chiamano software rifiuti

Sotto la stessa etichetta il mercato vende tre strumenti diversi, e confonderli è il modo più comune per comprare quello sbagliato. Il registro elettronico tiene le annotazioni di carico e scarico con i codici dell'elenco europeo dei rifiuti, le caratteristiche di pericolo, le quantità e le date. Risponde alla domanda "sono in regola con la tenuta", che durante un controllo dei carabinieri del nucleo ecologico non è poco.

Il gestore dei formulari aggiunge il trasporto: compila il formulario con i dati di produttore, trasportatore e destinatario, raccoglie le firme, tiene traccia della copia di ritorno che prova l'arrivo a destino e, dal 2026, lo fa in formato digitale attraverso il RENTRI. Risponde alla domanda "questo carico è arrivato dove doveva", ed è la parte che la grande maggioranza dei prodotti sul mercato fa bene.

Il sistema di gestione aggiunge il collegamento con la fabbrica e con la contabilità: prende il dato dove nasce, cioè dalla pesa, dalla linea di produzione, dal magazzino, e da lì genera l'annotazione senza che nessuno la ribatta; confronta il peso in partenza con il peso a destino e con la fattura; attribuisce ogni chilo a un reparto, a una lavorazione o a una commessa. Risponde alla domanda "quanto mi costano i rifiuti di questa linea, e perché", che è la domanda che conta. È anche la sola delle tre che ti fa spendere meno, invece di farti solo sbagliare meno.

Chi compra un software gestione rifiuti, e perché conta saperlo

Chi cerca un software gestione rifiuti appartiene quasi sempre a uno di due mondi, e i due mondi hanno bisogni opposti. Il primo è il produttore: l'azienda manifatturiera, il laboratorio, l'officina, l'impresa edile, per cui i rifiuti sono un sottoprodotto del lavoro vero e un costo da tenere basso. Il secondo è chi gestisce rifiuti per mestiere: il trasportatore iscritto all'Albo, l'intermediario, l'impianto di recupero o di smaltimento, per cui i rifiuti sono il prodotto, e il software è il gestionale dell'azienda intera.

Questo articolo parla soprattutto al primo, perché è il caso più frequente e quello in cui si sbaglia di più, ma dedico una sezione al secondo verso la fine. La distinzione cambia tutto: al produttore quasi sempre basta un prodotto con un pezzo di integrazione, a chi gestisce rifiuti per mestiere il prodotto spesso sta stretto, perché il suo processo è il suo vantaggio competitivo.

Che cosa è cambiato con il RENTRI, tradotto in date e in dati

Il calendario del RENTRI per le imprese che producono rifiuti, dalle iscrizioni scaglionate per numero di dipendenti fra dicembre 2024 e febbraio 2026 ai nuovi modelli di registro e formulario, fino al formulario digitale obbligatorio dal febbraio 2026

Il RENTRI è il Registro elettronico nazionale per la tracciabilità dei rifiuti, gestito dal ministero dell'Ambiente con il supporto dell'Albo nazionale gestori ambientali. Il regolamento che lo rende operativo è il decreto ministeriale 59 del 2023, e ha cambiato tre cose che interessano chiunque produca rifiuti speciali: chi si deve iscrivere, come si tengono il registro e il formulario, e dove finiscono i dati.

Chi si iscrive, e quando. L'iscrizione è stata scaglionata per dimensione. Le imprese con più di cinquanta dipendenti che producono rifiuti speciali pericolosi, insieme a chi trasporta, recupera, smaltisce o fa da intermediario, si sono iscritte fra il dicembre 2024 e il febbraio 2025. Quelle fra undici e cinquanta dipendenti fra il giugno e l'agosto 2025. Le altre, fino a dieci dipendenti, fra il dicembre 2025 e il febbraio 2026. Oggi, a fine 2026, il periodo transitorio è finito per tutti: chi rientra negli obblighi e non è iscritto non è in ritardo, è fuori regola.

Come si tengono registro e formulario. Dal febbraio 2025 valgono i nuovi modelli di registro cronologico di carico e scarico e di formulario, con campi diversi da quelli di prima, e la vidimazione del formulario si fa in modo virtuale attraverso il portale. Per gli iscritti il registro si tiene in formato digitale. Dal febbraio 2026 il formulario è digitale per chi è iscritto: si emette, si firma e si chiude attraverso il sistema, non più su quattro copie di carta che viaggiano con il camion e tornano per posta.

Dove finiscono i dati. I dati del registro vengono trasmessi al RENTRI, con le cadenze fissate dal regolamento, e il formulario digitale vive già lì. È questo il cambiamento che conta di più per il software: il ministero ha pubblicato servizi di interoperabilità, cioè interfacce di programmazione con cui un gestionale può trasmettere le annotazioni e gestire i formulari senza passare dal portale web, autenticandosi con un certificato digitale rilasciato nell'area riservata dell'operatore. Per chi ha pochi movimenti ci sono anche servizi di supporto gratuiti sul portale, sufficienti per tenere il registro a mano.

Che cosa significa in pratica, in dati da tenere

Se traduci il regolamento in una struttura dati, per ogni unità locale ti servono cinque cose. L'anagrafica dei rifiuti che produci: codice dell'elenco europeo, descrizione, stato fisico, caratteristiche di pericolo per i pericolosi, e l'analisi di classificazione con la sua data. Le annotazioni di carico, cioè quando un rifiuto è prodotto e messo in deposito, con quantità e data. Le annotazioni di scarico, cioè quando parte, collegate al formulario. I formulari, con trasportatore, destinatario, targa, peso in partenza, peso a destino e stato. E le autorizzazioni di trasportatori e impianti, perché affidare un rifiuto a chi non è autorizzato per quel codice è una responsabilità del produttore.

Nessuna di queste cinque cose è difficile. Il guaio è che, nelle aziende che vedo, la prima vive nel computer del consulente ambientale, la seconda in un foglio del capo reparto o nella sua memoria, la terza e la quarta fra la pesa, le fotografie dell'autista e il portale, la quinta in una cartella di PDF scaricati tre anni fa e mai controllati. Il RENTRI non ha creato questa dispersione, l'ha solo resa più visibile, perché adesso ogni ritardo e ogni incongruenza lascia una traccia in un sistema pubblico.

Il conto vero: quanto ti costano oggi i rifiuti gestiti fra consulente, carta e fatture

Le cinque voci che costano ogni anno a un'azienda di trattamenti galvanici con 85 dipendenti che gestisce i rifiuti fra consulente, pesa e fatture, dalle ore di ribattitura dei dati ai pesi fatturati e mai controllati, ai ritiri urgenti e agli scarti che nessuno attribuisce a un reparto

Prima di parlare di software conviene fare il conto di quanto costa non averlo, perché è la cifra con cui confronterai qualunque preventivo. Lo faccio sull'azienda di riferimento, quella dei trattamenti galvanici: ottantacinque dipendenti, due unità locali, ventisei codici di rifiuto diversi, circa seicentoquaranta tonnellate l'anno di cui centottanta pericolose fra fanghi di depurazione, soluzioni esauste, oli ed emulsioni. Paga circa centonovantamila euro l'anno di smaltimento e trasporto, e incassa qualcosa dai rottami metallici. Nell'anno che abbiamo analizzato aveva quattrocentodieci annotazioni di carico, duecentotrenta di scarico e duecentotrenta formulari: ottocentosettanta movimenti, per contarli con una parola sola.

Le voci che pesano sono cinque. Nessuna, presa da sola, è drammatica. Messe insieme fanno un numero che sorprende quasi sempre chi lo vede per la prima volta.

Il tempo di ribattitura e di controllo. Ogni movimento, fra ritrovare il dato, ribatterlo, correggere il codice sbagliato, compilare il formulario, inseguire la firma e verificare la chiusura, costava in media venti minuti di lavoro interno, più il tempo di chi in reparto annota i cassoni. Sono circa trecento ore l'anno, cioè dodicimila euro a costo aziendale, a cui si aggiungono i settemilacinquecento euro l'anno del consulente ambientale che teneva il registro. Totale: circa diciannovemila euro. È la voce che tutti conoscono, ed è la meno interessante.

I pesi fatturati e mai controllati. Lo smaltitore fattura sul peso verificato a destino, e il peso a destino dei fanghi è quasi sempre diverso da quello in partenza: acqua che si separa, pesate con tara stimata, arrotondamenti. Sulle duecentotrenta partenze le differenze sopra il due per cento erano settantuno, quasi tutte a sfavore dell'azienda, e nessuna era mai stata contestata perché nessuno metteva il peso della pesa accanto a quello della fattura. Stimate prudenzialmente valevano circa novemila euro l'anno.

Il deposito temporaneo governato a occhio. Il deposito temporaneo ha regole precise, che vedremo più avanti, e chi non le calcola si difende in due modi, entrambi costosi. Chiama il ritiro presto, con i cassoni mezzi vuoti, per paura di sforare la scadenza: diciotto ritiri l'anno con il contenitore sotto la metà, a circa trecentottanta euro di trasporto ciascuno buttati. Oppure se ne accorge tardi e chiama il ritiro urgente, che si paga di più: quattordici volte, a circa quattrocentocinquanta euro di sovrapprezzo. Totale: circa tredicimila euro.

La classificazione per prudenza. Quando l'analisi di un rifiuto è vecchia, o non si sa più quale processo l'ha generato, la scelta comoda è classificarlo come pericoloso e pagarlo come tale. Nell'azienda di riferimento circa quaranta tonnellate l'anno di un rifiuto con codice a specchio erano smaltite come pericolose senza un'analisi recente che lo giustificasse. La differenza di prezzo era di circa centottanta euro a tonnellata: settemiladuecento euro l'anno, meno il costo delle analisi, che è di qualche centinaio di euro.

Lo scarto che nessuno attribuisce. Questa è la voce più grande, e quasi nessuno la conta. I fanghi di depurazione dipendono da quanto metallo le vasche perdono nei risciacqui, le soluzioni esauste da quanto spesso si rinnovano i bagni, gli scarti da quanti pezzi si rilavorano. Ma se il rifiuto viene registrato solo quando esce dal cancello, tutto insieme, nessuno sa quale linea lo ha prodotto. Nel primo anno in cui l'azienda ha attribuito i rifiuti alle linee, due interventi mirati su una sola linea hanno ridotto i fanghi del sette per cento: circa tredicimila euro l'anno, ripetibili.

Il totale fa circa sessantunomila euro l'anno, su centonovantamila di smaltimento: quasi un terzo. Senza contare le sanzioni, che per la tenuta incompleta del registro partono da duemila euro per i rifiuti non pericolosi e salgono a diecimila per i pericolosi, e senza contare il rischio vero, che è affidare un rifiuto a un trasportatore la cui autorizzazione non copre più quel codice. Se la tua azienda somiglia a questa, anche solo nelle proporzioni, hai già la cifra con cui misurare qualunque proposta.

E nota una cosa: solo la prima voce, diciannovemila euro su sessantuno, è quella che un registro elettronico risolve. Le altre quattro dipendono dal collegamento fra il dato del rifiuto, la fabbrica e i soldi. È per questo che il numero che decide non è quanti formulari emetti.

La quota di movimenti ribattuti: il numero che decide

Le quattro soglie della quota di movimenti di rifiuto registrati ribattendo a mano un dato invece di riceverlo da un sistema, con quello che ciascuna soglia dice sul ritorno di un software gestione rifiuti

Il numero che uso per capire se un software gestione rifiuti ti farà risparmiare davvero è la quota di movimenti ribattuti: su cento annotazioni di carico, di scarico e formulari, quante sono state scritte copiando a mano un dato che esisteva già altrove, in un sistema o su un pezzo di carta, invece di arrivare da quel sistema da sole.

Lo preferisco a qualunque altro indicatore per tre ragioni. Si calcola con dati che hai già, perché il registro dell'anno scorso e le bolle della pesa esistono. Non dipende dalla dimensione dell'azienda: un'officina con cinquanta movimenti l'anno e un impianto con cinquemila si leggono sulla stessa scala. E soprattutto misura la cosa giusta, perché ogni dato ribattuto è insieme un costo di tempo, un errore possibile e un'informazione staccata dalla sua origine: il chilo di fango ribattuto dalla bolla della pesa non sa più da quale vasca veniva.

Le soglie che uso, costruite sui progetti degli ultimi anni, sono queste.

Sotto il venti per cento. Il dato nasce già nei sistemi, e il registro è quasi un sottoprodotto. Capita alle aziende che hanno la pesa collegata al gestionale, o a quelle con pochi rifiuti molto regolari. Un software ti dà ordine e ti mette in regola con il formato del RENTRI, ma non ti restituirà molto altro: compra il prodotto meno caro che copre i tuoi codici.

Fra il venti e il sessanta per cento. Il problema è il processo, non il software. Di solito una parte dei movimenti passa già per un sistema e un'altra no, per abitudine: il reparto che segna i cassoni su un foglio, l'unità locale che manda tutto via email, i ritiri a chiamata che nessuno registra fino all'arrivo del formulario. Prima di comprare qualunque cosa, conviene decidere chi registra che cosa e quando.

Oltre il sessanta per cento. Il dato nasce fuori dai sistemi oppure ci nasce e non ne esce. È il caso in cui il collegamento fra la fabbrica e il registro ripaga da solo, perché elimina la prima voce di costo e rende possibili le altre quattro. Nessun prodotto, per quanto buono, ti porta sotto questa soglia se il dato continua a essere ribattuto dentro di lui.

Mai misurato. È il caso più comune, e non c'è niente di cui vergognarsi. Servono il registro dell'anno scorso, le bolle della pesa o i documenti di trasporto, e mezza giornata per capire da dove veniva ogni movimento.

Nell'azienda di riferimento la quota era dell'ottantatré per cento: settecentoventidue movimenti su ottocentosettanta erano stati ribattuti. Il dettaglio più istruttivo era un altro. Per il sessantuno per cento di quei movimenti ribattuti il dato esisteva già, identico, nel programma della pesa a ponte che l'azienda usava da otto anni. Qualcuno lo stampava, qualcun altro lo ricopiava.

Come si calcola, con i dati che hai

Se registro e pesate stanno in un database, o li puoi importare in uno, il calcolo è una query. Quella che segue è scritta per SQL Server e assume due tabelle semplici: i movimenti del registro, con un campo che dice da dove è arrivato il dato, e le pesate della pesa a ponte. Oltre alla quota, conta quanti movimenti ribattuti avevano una pesata corrispondente, cioè quanta ribattitura si poteva eliminare subito con un collegamento.

-- Quota di movimenti ribattuti a mano, per unità locale, nell'ultimo anno
-- e quanti di questi avevano già una pesata corrispondente
WITH Movimenti AS (
    SELECT m.Id,
           m.UnitaLocale,
           m.Tipo,              -- 'Carico', 'Scarico', 'Formulario'
           m.DataMovimento,
           m.CodiceEer,
           m.QuantitaKg,
           m.Origine            -- 'Pesa', 'Produzione', 'Magazzino', 'Manuale'
    FROM dbo.RegistroMovimenti AS m
    WHERE m.DataMovimento >= DATEADD(YEAR, -1, CAST(GETDATE() AS date))
),
Ribattuti AS (
    SELECT mv.*,
           CASE WHEN EXISTS (
                SELECT 1
                FROM dbo.Pesate AS p
                WHERE p.UnitaLocale = mv.UnitaLocale
                  AND p.CodiceEer = mv.CodiceEer
                  AND p.DataPesata BETWEEN DATEADD(DAY, -1, mv.DataMovimento)
                                       AND DATEADD(DAY, 1, mv.DataMovimento)
                  AND ABS(p.NettoKg - mv.QuantitaKg) <= 0.02 * mv.QuantitaKg
           ) THEN 1 ELSE 0 END AS HaPesata
    FROM Movimenti AS mv
    WHERE mv.Origine = 'Manuale'
)
SELECT t.UnitaLocale,
       COUNT(*) AS Movimenti,
       SUM(CASE WHEN t.Origine = 'Manuale' THEN 1 ELSE 0 END) AS Ribattuti,
       CAST(100.0 * SUM(CASE WHEN t.Origine = 'Manuale' THEN 1 ELSE 0 END)
            / NULLIF(COUNT(*), 0) AS decimal(5, 1)) AS QuotaRibattutiPct,
       (SELECT COUNT(*) FROM Ribattuti AS r
        WHERE r.UnitaLocale = t.UnitaLocale AND r.HaPesata = 1) AS RibattutiConPesata
FROM Movimenti AS t
GROUP BY t.UnitaLocale
ORDER BY QuotaRibattutiPct DESC;

Se il campo che dice l'origine del dato non esiste, ed è la norma, lo ricostruisci a mano su un campione: prendi due mesi di registro, per ogni riga chiedi a chi l'ha scritta da dove l'ha presa, e segna la risposta. Sono tre ore di lavoro, e la risposta è quasi sempre più brutta di quanto l'azienda si aspetti.

Accanto alla quota guarda un secondo numero, che serve a capire quanto valgono le altre voci: la quota di scarichi senza un reparto di origine. Se più della metà dei chili che escono dal cancello non si può ricondurre a una linea, a una lavorazione o a una commessa, lo scarto che nessuno attribuisce è quasi sicuramente la tua voce di costo più grande, e nessun registro, per quanto conforme, te la farà vedere.

Il deposito temporaneo: la regola che decide quando chiamare il trasportatore

Le due regole alternative del deposito temporaneo prima della raccolta, quella temporale con avvio almeno ogni tre mesi e quella quantitativa con il limite di trenta metri cubi di cui dieci pericolosi e la durata massima di un anno, con il momento giusto per chiamare il ritiro

Il deposito temporaneo prima della raccolta è il posto dove il rifiuto aspetta, nel luogo in cui è stato prodotto, di essere ritirato. Il testo unico ambientale, all'articolo 185 bis, lo consente senza autorizzazione a condizione che rispetti una di due regole, a scelta del produttore. La regola temporale: i rifiuti si avviano a recupero o smaltimento almeno ogni tre mesi, qualunque sia la quantità. La regola quantitativa: si avviano quando raggiungono complessivamente trenta metri cubi, di cui al massimo dieci di rifiuti pericolosi, e comunque entro un anno anche se il limite non viene raggiunto.

Detta così sembra semplice. In pratica è il punto in cui si concentrano i ritiri sbagliati, perché nessuno fa il calcolo in modo continuo. Chi gestisce i rifiuti guarda i cassoni, non le date di carico, e con ventisei codici su due unità locali la domanda "chi scade per primo" non ha una risposta a colpo d'occhio. Si finisce per chiamare il ritiro quando un cassone sembra pieno, oppure quando qualcuno si ricorda che è passato tanto tempo.

Un software gestione rifiuti fatto bene rovescia la domanda: non ti dice quando il deposito è scaduto, ti dice qual è il giorno migliore per chiamare il ritiro, cioè il più tardi possibile per riempire i contenitori, ma con abbastanza anticipo da evitare il sovrapprezzo dell'urgenza. È un calcolo piccolo, e sta in poche righe di codice.

// Qual è il giorno migliore per chiamare il ritiro di un deposito temporaneo?
// Regole dell'articolo 185 bis: temporale (almeno ogni tre mesi) oppure
// quantitativa (30 m3 di cui al massimo 10 pericolosi, e comunque entro un anno).
public enum CriterioDeposito { Temporale, Quantitativo }

public sealed record Carico(string CodiceEer, bool Pericoloso, DateOnly Data, decimal VolumeM3);

public sealed record Proposta(DateOnly ChiamaEntro, string Motivo);

public static class DepositoTemporaneo
{
    const decimal LimiteTotaleM3 = 30m;
    const decimal LimitePericolosiM3 = 10m;

    public static Proposta? ProssimoRitiro(
        CriterioDeposito criterio,
        IReadOnlyCollection<Carico> caricatiNonScaricati,
        decimal m3AlGiornoStimati,
        decimal m3PericolosiAlGiornoStimati,
        int giorniPreavvisoTrasportatore,
        DateOnly oggi)
    {
        if (caricatiNonScaricati.Count == 0) return null;

        var primoCarico = caricatiNonScaricati.Min(c => c.Data);

        if (criterio == CriterioDeposito.Temporale)
        {
            var scadenza = primoCarico.AddMonths(3);
            return new Proposta(scadenza.AddDays(-giorniPreavvisoTrasportatore),
                $"regola temporale: il carico più vecchio è del {primoCarico:dd/MM}");
        }

        // Regola quantitativa: il primo fra limite totale, limite pericolosi e un anno.
        var totale = caricatiNonScaricati.Sum(c => c.VolumeM3);
        var pericolosi = caricatiNonScaricati.Where(c => c.Pericoloso).Sum(c => c.VolumeM3);

        var candidati = new List<(DateOnly Giorno, string Motivo)>
        {
            (primoCarico.AddYears(1), "un anno dal carico più vecchio")
        };
        if (m3AlGiornoStimati > 0)
            candidati.Add((oggi.AddDays(GiorniAlLimite(LimiteTotaleM3 - totale, m3AlGiornoStimati)),
                "30 metri cubi complessivi"));
        if (m3PericolosiAlGiornoStimati > 0)
            candidati.Add((oggi.AddDays(GiorniAlLimite(LimitePericolosiM3 - pericolosi, m3PericolosiAlGiornoStimati)),
                "10 metri cubi di pericolosi"));

        var primo = candidati.MinBy(c => c.Giorno);
        return new Proposta(primo.Giorno.AddDays(-giorniPreavvisoTrasportatore), primo.Motivo);
    }

    static int GiorniAlLimite(decimal residuoM3, decimal m3AlGiorno) =>
        residuoM3 <= 0 ? 0 : (int)Math.Floor(residuoM3 / m3AlGiorno);
}

Due dettagli di questo codice valgono più del codice stesso. Il primo è il preavviso del trasportatore: il giorno da mostrare non è la scadenza, è la scadenza meno i giorni che il tuo trasportatore chiede per organizzare il ritiro senza sovrapprezzo, che di solito sono fra tre e sette. Il secondo è la stima della produzione giornaliera: per la regola quantitativa serve sapere quanto rifiuto produci al giorno, e quel numero lo conosce la produzione, non il registro. È il primo punto in cui il software dei rifiuti ha bisogno di parlare con la fabbrica.

Nell'azienda di riferimento, mostrare ogni lunedì mattina la lista dei depositi con il giorno migliore per chiamare, ordinata per data, ha ridotto i ritiri a mezzo carico da diciotto a quattro e i ritiri urgenti da quattordici a due nel primo anno. Non è servito nessun algoritmo sofisticato: è bastato che il calcolo esistesse e che qualcuno lo vedesse al momento giusto.

La scelta fra le due regole non è burocratica

Molte aziende scelgono la regola temporale perché è più facile da spiegare, e poi pagano ritiri trimestrali di contenitori mezzi vuoti. Altre scelgono quella quantitativa e poi non misurano i volumi, cosa che la rende pericolosa. La scelta giusta dipende da due numeri che il software dovrebbe darti: quanti metri cubi produci ogni tre mesi per ciascun gruppo di rifiuti, e quanto ti costa un ritiro rispetto al riempimento del contenitore. Se in tre mesi riempi meno della metà di un cassone, la regola quantitativa ti fa risparmiare, a patto di misurare. Se lo riempi in tre settimane, la scelta è indifferente e conta solo chiamare in tempo.

Il peso a destino e la fattura: dove si perdono i soldi senza accorgersene

Ogni formulario ha due pesi. Il peso in partenza lo dichiari tu, e spesso è una stima: il cassone da venti metri cubi "pieno" viene scritto a occhio, oppure pesato sulla pesa aziendale con una tara che nessuno aggiorna da anni. Il peso a destino lo verifica l'impianto, sulla sua pesa, ed è quello su cui ti arriva la fattura. Fra i due c'è quasi sempre una differenza, e la differenza ha una direzione precisa: per i rifiuti umidi, come i fanghi, l'acqua che si separa durante il viaggio dovrebbe far calare il peso, non aumentarlo.

La differenza da sola non è un problema. Lo diventa quando nessuno la guarda. Nell'azienda di riferimento le settantuno partenze con una differenza sopra il due per cento erano quasi tutte nella stessa direzione e quasi tutte sullo stesso impianto. Non c'era niente di illecito: una tara del camion impostata male sulla pesa dell'impianto, rimasta così per mesi. È bastata una telefonata, con in mano la tabella delle pesate, per ottenere una nota di credito e la correzione della tara. Ma per fare quella telefonata serviva la tabella, e la tabella non esisteva perché i pesi in partenza stavano nella pesa, quelli a destino nel formulario e i prezzi nella fattura.

Il controllo a tre vie che fanno gli acquisti, applicato ai rifiuti

Chi si occupa di acquisti conosce il controllo a tre vie: l'ordine, il documento di consegna e la fattura devono dire la stessa cosa prima di pagare. Per i rifiuti vale lo stesso principio, con tre documenti diversi: la pesata in partenza, il peso a destino del formulario chiuso e la riga di fattura dello smaltitore, con il prezzo per tonnellata del contratto. Un software gestione rifiuti che mette questi tre dati sulla stessa riga, e segnala in rosso le righe dove la differenza supera la tolleranza, ripaga da solo la parte di sistema che lo fa. Ne ho scritto più in generale, per tutti i fornitori, in gestionale fornitori: il servizio di smaltimento è un acquisto come gli altri, solo che quasi nessuno lo tratta così.

Lo stesso controllo vale per i rifiuti che hanno un valore. I rottami metallici, i trucioli di alluminio e di ottone, gli imballaggi selezionati si vendono a peso, a un prezzo che segue le quotazioni. Se non sai quanti chili sono partiti e a quale quotazione, il prezzo lo decide chi compra. Nell'azienda di riferimento la separazione dei trucioli di ottone da quelli misti, decisa dopo aver visto i numeri per linea, valeva da sola qualche migliaio di euro l'anno di differenza di prezzo.

Dal rifiuto al reparto: il dato che ti fa spendere meno

Il flusso di un software gestione rifiuti collegato alla fabbrica: il dato nasce dalla linea di produzione e dalla pesa, diventa annotazione di carico con il reparto di origine, poi formulario digitale e trasmissione al RENTRI, e infine si confronta con il peso a destino e con la fattura dello smaltitore

Il registro chiede di annotare il rifiuto quando viene prodotto, con codice e quantità. Non chiede da quale reparto venga, e infatti quasi nessuno lo scrive. Ma è proprio quell'informazione che trasforma il rifiuto da costo fisso a costo governabile, perché i rifiuti di una fabbrica non sono tutti uguali: dipendono da una lavorazione, da una macchina, da un'abitudine. Finché li vedi solo tutti insieme, al cancello, puoi solo negoziare il prezzo del ritiro. Quando li vedi per linea, puoi ridurli.

Il flusso che propongo alle aziende produttrici ha cinque passaggi, e ognuno toglie una ribattitura.

Il dato nasce dove nasce il rifiuto. Il contenitore ha un'etichetta con un codice, e il contenitore è associato a un reparto e a un codice di rifiuto. Quando il capo reparto lo dichiara pieno, lo fa dal sistema che usa già: il terminale della produzione, il palmare del magazzino, una schermata semplice su un tablet. Se la produzione ha già un gestionale, il rifiuto può essere anche calcolato: i chili di sfrido di una commessa, i litri di bagno rinnovati secondo il piano di manutenzione. Ne ho parlato in software gestione produzione, dove lo scarto per linea è uno dei numeri che un sistema di produzione dovrebbe dare comunque.

La pesa chiude il dato. Quando il contenitore passa sulla pesa, la pesata si aggancia al contenitore, e il peso netto diventa la quantità dell'annotazione di carico, senza che nessuno la ricopi. Le pese a ponte moderne esportano i dati, e quasi tutte quelle vecchie hanno almeno un file o una stampante seriale da cui leggerli. È il collegamento più redditizio di tutto il progetto: nell'azienda di riferimento eliminava da solo il sessantuno per cento delle ribattiture.

Il registro si scrive da solo. Dall'annotazione di carico, con codice, quantità e data, il sistema genera la riga di registro nel formato richiesto e la trasmette al RENTRI attraverso i servizi di interoperabilità, oppure la passa al prodotto che tiene il registro per te. Chi si occupa dei rifiuti non scrive più, controlla: guarda le righe che il sistema non è riuscito a completare e le sistema.

Il formulario parte dal ritiro programmato. Quando il sistema propone il ritiro, come abbiamo visto per il deposito temporaneo, prepara anche il formulario digitale con i dati che conosce già: produttore, rifiuti in partenza, trasportatore e destinatario scelti fra quelli con l'autorizzazione valida per quei codici. Al passaggio in pesa si aggiunge il peso, e il formulario è pronto per le firme.

Il cerchio si chiude con la fattura. Quando il formulario si chiude con il peso a destino, e arriva la fattura, il sistema li mette accanto alla pesata e al prezzo di contratto. Le righe fuori tolleranza vanno a chi paga le fatture, prima che le paghi. E il costo di ogni ritiro si ripartisce sui reparti che hanno prodotto quel rifiuto, in proporzione ai chili: è il dato che serve al controllo di gestione per sapere quanto costa davvero una lavorazione, e ne ho scritto in software controllo di gestione.

Le autorizzazioni dei trasportatori: il controllo che nessuno fa

C'è un controllo che merita un paragrafo a parte, perché riguarda la responsabilità e non i soldi. Il produttore che affida il rifiuto a un trasportatore o a un impianto non autorizzato per quel codice risponde insieme a lui. Le iscrizioni all'Albo e le autorizzazioni degli impianti hanno scadenze e un elenco di codici ammessi, e cambiano. In quasi tutte le aziende che vedo quelle autorizzazioni sono PDF scaricati al momento del primo contratto e mai più aperti.

Il software dovrebbe tenere per ogni trasportatore e impianto la scadenza e l'elenco dei codici autorizzati, e rifiutarsi di preparare un formulario per un codice non coperto o con un'autorizzazione scaduta. È lo stesso principio del controllo nel momento in cui si assegna il lavoro, di cui ho scritto in software sicurezza sul lavoro: un avviso a fine mese non protegge nessuno, un controllo nel momento della decisione sì. Se poi le autorizzazioni e i documenti dei fornitori sono sparsi fra caselle di posta e cartelle condivise, il tema è più largo dei rifiuti, e lo affronto in software gestione documentale.

Quanto costa un software gestione rifiuti: servizi RENTRI, prodotto o su misura

Costo cumulato su cinque anni di un prodotto in abbonamento con i dati ribattuti a mano e dello stesso prodotto collegato alla pesa e al gestionale con un pezzo su misura, al crescere dei movimenti di rifiuto all'anno, con il punto in cui le due linee si incrociano intorno agli ottocento movimenti

Le strade sono quattro, e hanno fasce di prezzo molto diverse. Le cifre che seguono sono quelle che vedo nel 2026 sul mercato italiano per un'azienda produttrice; per chi gestisce rifiuti per mestiere il discorso è diverso e lo faccio nella sezione successiva.

I servizi di supporto del RENTRI. Il portale mette a disposizione degli operatori, senza costi oltre a quelli di iscrizione, strumenti per tenere il registro e gestire i formulari digitali a mano. Sono sufficienti per chi ha poche decine di movimenti l'anno e pochi codici. Il costo vero è il tempo: ogni dato si scrive a mano, e il sistema non sa niente della tua fabbrica.

Il consulente ambientale con il suo programma. È la strada più diffusa fra le piccole e medie imprese: uno studio esterno tiene il registro, prepara la dichiarazione annuale, fa le analisi di classificazione e ti avvisa delle scadenze. Costa fra i millecinquecento e gli ottomila euro l'anno a seconda dei volumi e dei servizi. Il consulente è prezioso per la parte normativa, e resta tale anche dopo un software. Il limite è che i dati viaggiano verso di lui via email e fotografie, e tornano indietro solo come adempimento.

Un prodotto in abbonamento. I gestionali dei rifiuti sul mercato, quasi tutti ormai collegati al RENTRI, costano per un produttore fra i cinquecento e i tremila euro l'anno per unità locale, a seconda dei moduli, più un avviamento fra i mille e i quattromila euro per configurare codici, contenitori e anagrafiche. Fanno bene registro, formulari, scadenze e dichiarazione. Quasi mai leggono da soli la tua pesa o il tuo gestionale di produzione, e quasi mai ripartiscono i costi sui reparti.

Un sistema su misura, o un pezzo su misura. Per un produttore, un sistema completo fatto su misura raramente conviene: la parte normativa la fa bene il mercato, e rifarla significa inseguire ogni modifica del regolamento. Conviene invece quasi sempre il pezzo che collega: legge la pesa, il gestionale di produzione e il magazzino, genera le annotazioni, prepara i formulari, confronta pesi e fatture, attribuisce i costi ai reparti e passa i dati al prodotto o direttamente al RENTRI. Costa fra i quindici e i trentamila euro a seconda di quante fonti collega, più il quindici o venti per cento l'anno di manutenzione.

La soglia, con i numeri

Il conto che faccio con i clienti mette a confronto, sul costo di cinque anni, due strade: il prodotto in abbonamento con i dati ribattuti a mano, e lo stesso prodotto con il pezzo su misura che lo collega alla fabbrica. Con venti minuti di lavoro per movimento ribattuto contro quattro per un movimento che arriva già compilato e va solo controllato, e con un costo orario di quaranta euro, le due linee si incrociano intorno agli ottocento movimenti l'anno. L'azienda di riferimento, con ottocentosettanta, era appena sopra la soglia.

Ma quel conto tiene conto solo del tempo, cioè della prima delle cinque voci. Se ci aggiungi i pesi controllati, i ritiri a mezzo carico evitati e lo scarto attribuito ai reparti, che non crescono con i movimenti ma con il valore dello smaltimento, la soglia scende parecchio: con più di centomila euro l'anno di smaltimento il pezzo di collegamento si ripaga quasi sempre in meno di due anni, anche con qualche centinaio di movimenti. Sotto i trentamila euro di smaltimento e i duecento movimenti, invece, quasi sempre conviene fermarsi al prodotto o al consulente, e lo dico sapendo che non fa comodo a chi vende software su misura.

La strada che consiglio nella grande maggioranza dei casi è quindi mista: il prodotto o il consulente per la parte normativa, un pezzo su misura per il collegamento con pesa, produzione e fatture. Le ragioni per cui questa via funziona quasi sempre meglio delle due pure le trovi nella pagina sul software gestionale su misura.

Le domande da fare a chi ti propone un prodotto

Prima di firmare un abbonamento, fai cinque domande e chiedi di vedere la risposta in una dimostrazione, non in una slide. Se il prodotto legge i dati della tua pesa, e in che formato. Se espone interfacce di programmazione per ricevere le annotazioni da un altro sistema, perché senza quelle il pezzo di collegamento non si può fare. Se gestisce più unità locali con un solo accesso. Se confronta il peso a destino con il peso in partenza e segnala le differenze. E se ti lascia esportare tutti i dati, in qualunque momento, in un formato leggibile: il registro è tuo, e deve restare tuo anche se un giorno cambi fornitore.

Se sei tu a gestire i rifiuti degli altri: trasportatori, intermediari, impianti

Per chi i rifiuti li gestisce per mestiere il software non è un adempimento, è il gestionale dell'azienda. Un trasportatore deve pianificare i giri, assegnare mezzi e autisti con le abilitazioni giuste, gestire i formulari di decine di produttori diversi e fatturare ciascuno secondo il suo contratto. Un impianto deve gestire l'accettazione, le analisi in ingresso, le pesate, lo stoccaggio per codice e i limiti della propria autorizzazione, cioè quanta roba di ogni codice può tenere e trattare. Un intermediario deve incrociare domanda e offerta fra produttori e impianti, con le autorizzazioni di tutti.

Qui il ragionamento si rovescia. I prodotti verticali esistono, e per un'azienda piccola con un processo standard sono la scelta giusta. Ma più l'azienda cresce, più il suo processo diventa il suo vantaggio: come pianifica i giri, come prezza i servizi, come gestisce i clienti. E un prodotto costruito per il trasportatore medio fa fatica a seguire un processo che non è medio. I sistemi su misura per questo mondo che vedo costano fra i sessanta e i centocinquantamila euro, a seconda dei moduli e delle integrazioni, e si giustificano quando il prodotto obbliga a lavorare intorno a lui con fogli di calcolo e doppie registrazioni.

La parte dei trasporti ha molto in comune con quella di qualunque altra azienda di logistica, dalla pianificazione dei giri al controllo dei chilometri a vuoto, e ne ho scritto in software gestione trasporti. La differenza, per i rifiuti, sta nei vincoli: ogni carico ha un codice, ogni codice ha un elenco di mezzi e di impianti che lo possono accettare, e il formulario digitale deve seguire il carico in tempo reale.

Da dove si comincia: il primo rilascio in novanta giorni

Che tu scelga un prodotto, un pezzo su misura o entrambi, l'ordine in cui si fanno le cose conta più della scelta. Quello che segue è il piano che uso per un'azienda produttrice, e sta in novanta giorni.

Le prime due settimane: la misura. Si prende il registro dell'ultimo anno e si calcola la quota di movimenti ribattuti, la quota di scarichi senza un reparto di origine e la differenza fra pesi in partenza, pesi a destino e fatture. Si fa l'elenco dei contenitori reali, con il reparto che li usa e il codice che contengono, che quasi mai coincide con quello che c'è scritto nell'anagrafica del consulente. Costa poco e decide tutto il resto.

Dalla terza alla sesta settimana: l'anagrafica e la pesa. Si sistema l'anagrafica dei rifiuti, con le analisi di classificazione e le loro date, e quella di trasportatori e impianti con le autorizzazioni e i codici. Si collega la pesa, che è il pezzo con il ritorno più rapido. Alla fine di questa fase, ogni pesata diventa un'annotazione senza ribattitura.

Dalla settima alla decima settimana: il deposito e i formulari. Si attiva il calcolo del giorno migliore per chiamare il ritiro, con la lista del lunedì mattina, e la preparazione dei formulari dal ritiro programmato. È la fase in cui cambia il lavoro di chi gestisce i rifiuti: smette di scrivere e comincia a decidere.

Le ultime tre settimane: le fatture e i reparti. Si attiva il confronto fra pesi e fatture e la ripartizione dei costi sui reparti. Qui non si misura il tempo risparmiato, si misurano i soldi: la prima nota di credito e la prima linea con un costo dei rifiuti che nessuno aveva mai visto.

Il collegamento con la produzione vera, cioè il rifiuto calcolato dalla commessa invece che dichiarato dal reparto, arriva dopo, quando il resto funziona. Se il magazzino è coinvolto, perché gli scarti passano da lì o perché i materiali da rilavorare si confondono con quelli da smaltire, conviene guardare anche come è organizzato, e ne parlo in software gestione magazzino.

Se il numero dice che non è il tuo problema

Può darsi che, fatta la misura, la quota di movimenti ribattuti sia bassa, i pesi tornino e i rifiuti siano pochi e regolari. È una buona notizia, e vale la pena dirlo chiaramente: in quel caso un software gestione rifiuti non ti restituirà molti soldi. Ti darà ordine, un registro in regola con il formato del RENTRI e meno ansia durante i controlli. Sono cose che valgono, ma valgono il prezzo di un abbonamento o di un consulente, non di un progetto su misura.

In quel caso il collo di bottiglia, se c'è, è quasi sempre altrove. Se i rifiuti sono il sintomo di scarti e rilavorazioni troppo alti, il problema è la qualità del processo, e conviene guardarlo con gli strumenti della qualità, di cui parlo in software gestione qualità: non conformità, cause e azioni correttive. Se i rifiuti più costosi sono oli, emulsioni e ricambi che escono dalle manutenzioni, il punto di partenza è il piano di manutenzione, e ne ho scritto in software gestione manutenzione impianti.

E c'è un caso in cui il software non è la risposta nemmeno quando i numeri sono brutti: quando il rifiuto è classificato male. Se un rifiuto viene smaltito come pericoloso per prudenza, o con un codice che non corrisponde al processo che lo genera, nessun sistema lo correggerà: servono un'analisi di laboratorio e un tecnico che sappia leggerla. Costa qualche centinaio di euro per codice, ed è quasi sempre l'investimento con il ritorno più rapido di tutto il capitolo rifiuti.

Se sei arrivato fin qui, probabilmente hai in mente il venerdì pomeriggio della responsabile amministrativa, con le bolle della pesa da una parte e il programma del consulente dall'altra. Prima di guardare qualunque dimostrazione, prendi due mesi di registro e chiediti, riga per riga, da dove è arrivato quel dato: sono tre ore di lavoro, non costano niente, e ti dicono se stai comprando un registro più ordinato oppure un costo più basso. Da lì in poi le decisioni sono molto più semplici, e le prendi tu invece di lasciarle prendere alle fatture di fine mese.

Domande frequenti

Dipende dalla strada. I servizi di supporto del RENTRI sono gratuiti oltre ai costi di iscrizione, e bastano per poche decine di movimenti l'anno. Il consulente ambientale con il suo programma costa fra i millecinquecento e gli ottomila euro l'anno a seconda dei volumi. Un prodotto in abbonamento costa per un produttore fra i cinquecento e i tremila euro l'anno per unità locale, più un avviamento fra i mille e i quattromila euro. Il pezzo su misura che collega pesa, produzione, magazzino e fatture al prodotto o direttamente al RENTRI costa fra i quindici e i trentamila euro, più il quindici o venti per cento l'anno di manutenzione. Per chi gestisce rifiuti per mestiere un sistema su misura completo sta fra i sessanta e i centocinquantamila euro.

Si calcola la quota di movimenti ribattuti: su cento annotazioni di carico, di scarico e formulari, quante sono state scritte copiando a mano un dato che esisteva già altrove, nella pesa, nel gestionale di produzione o su un foglio del reparto. Sotto il venti per cento il dato nasce già nei sistemi e basta un prodotto, fra il venti e il sessanta il problema è il processo, oltre il sessanta il collegamento fra la fabbrica e il registro si ripaga da solo. Accanto va misurata la quota di scarichi senza un reparto di origine: se supera la metà, lo scarto che nessuno attribuisce è quasi sicuramente la voce di costo più grande.

Il RENTRI, reso operativo dal decreto ministeriale 59 del 2023, ha cambiato tre cose. L'iscrizione, scaglionata per dimensione fra il dicembre 2024 e il febbraio 2026 e oggi obbligatoria per tutti gli interessati. I modelli di registro cronologico di carico e scarico e di formulario, nuovi dal febbraio 2025, con il registro tenuto in formato digitale dagli iscritti. E il formulario digitale, obbligatorio per gli iscritti dal febbraio 2026, che si emette, si firma e si chiude attraverso il sistema. Per il software conta soprattutto che il ministero ha pubblicato servizi di interoperabilità, con cui un gestionale può trasmettere i dati senza passare dal portale.

L'articolo 185 bis del testo unico ambientale consente di tenere i rifiuti nel luogo in cui sono prodotti, prima della raccolta, rispettando una di due regole a scelta del produttore. Con la regola temporale i rifiuti si avviano a recupero o smaltimento almeno ogni tre mesi, qualunque sia la quantità. Con la regola quantitativa si avviano quando raggiungono complessivamente trenta metri cubi, di cui al massimo dieci di pericolosi, e comunque entro un anno. Un software fatto bene non segnala la scadenza, indica il giorno migliore per chiamare il ritiro, cioè la scadenza meno il preavviso del trasportatore.

Perché il peso in partenza è spesso una stima o una pesata con una tara non aggiornata, mentre quello a destino lo verifica l'impianto sulla sua pesa, ed è quello su cui arriva la fattura. Per i rifiuti umidi come i fanghi l'acqua che si separa dovrebbe far calare il peso, non aumentarlo. La differenza da sola non è un problema; lo diventa quando nessuno la guarda. Il rimedio è il controllo a tre vie: pesata in partenza, peso a destino del formulario e riga di fattura con il prezzo di contratto sulla stessa riga, con le differenze oltre la tolleranza segnalate prima di pagare.

Per un'azienda che produce rifiuti quasi sempre il prodotto o il consulente per la parte normativa, e un pezzo su misura per il collegamento con pesa, produzione e fatture. Contando solo il tempo, il pezzo di collegamento si ripaga oltre gli ottocento movimenti l'anno; aggiungendo pesi controllati, ritiri evitati e scarti attribuiti ai reparti, conviene quasi sempre oltre i centomila euro l'anno di smaltimento. Sotto i trentamila euro di smaltimento e i duecento movimenti conviene fermarsi al prodotto. Per trasportatori, intermediari e impianti il ragionamento si rovescia: il processo è il vantaggio competitivo, e un sistema su misura si giustifica quando il prodotto costringe a lavorare con fogli di calcolo e doppie registrazioni.

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Matteo Migliore

Matteo Migliore è un imprenditore e architetto software con oltre 27 anni di esperienza nello sviluppo di soluzioni basate su .NET e nell'evoluzione di architetture applicative per imprese e organizzazioni di alto profilo.

Nel corso della sua carriera ha collaborato con realtà come Cotonella, Il Sole 24 Ore, FIAT e NATO, guidando team nello sviluppo di piattaforme scalabili e modernizzando ecosistemi legacy complessi.

Ha formato centinaia di sviluppatori e affiancato aziende di ogni dimensione nel trasformare il software in un vantaggio competitivo, riducendo il debito tecnico e portando risultati concreti in tempi misurabili.

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